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12/01/13

112. vacanze natalizie: nuovi progetti e un po' di relax

Circa una settimana prima di Natale ho deciso, improvvisamente, di proporre un progetto per un'importante manifestazione da tenersi a Milano e, quasi improvvisamente, ho saputo che è stato accettato e che cominciava la realizzazione pratica e la messa a punto di una serie infinita di diversi livelli (poichè ci sarà una mostra personale e una nuova performance, i piani di lavoro sono proprio tanti, a livello di creazione e produzione, a cui si aggiungono quelli dell'archiviazione, comunicazione, relazione, ecc.)

Nel frattempo, come programmato, il mio amico e curatore Mark Bartlett è giunto a Milano da Londra con l'intenzione di lavorare all'imbastitura del libro (sorpresa...) che lui ha in cantiere di fare. E si è trovato ad essere la persona giusta al momento giusto... poichè ho parlato a lui del nuovo progetto imminente e gli ho chiesto di farmi da curatore, cosa che lui ha accettato con entusiasmo.

La cosa bella di questo rapporto è che lui conosce, credo, il mio lavoro meglio di chiunque altro, e lo sta seguendo dal 2006, quando vide la mia mostra personale a New York a Chelsea (da quei matti della WeissPollack, vedi il diario New York) e mi scrisse impressionato dal mio lavoro. Ciò mi ha fatto enormemente piacere, e da allora siamo in contatto, prima per email e poi anche di amicizia, soprattutto da quando lui da S. Francisco dove viveva si è spostato (e sposato) a Londra, e negli ultimi anni la collaborazione comincia a diventare più concreta (per esempiio il bellissimo essay che ha scritto in seguito alla mia performance The Finger and the Moon #2 a Piazza S. Pietro in Vaticano (leggi).

Mark è partito pochi giorni prima di Natale, per andare a passare le feste a Cinzago, sul Lago Maggiore, dove hanno una casa, e sarebbe ritornato a Milano il 5 di gennaio. Io intanto... dovevo creare la serie di lavori nuovi per la mostra (ancora vi tengo in sospeso e non vi dico qual'è, ma sarà a Milano presto...) e soprattutto preparare le immagini per il catalogo e inviarle entro il 4-5 gennaio. Insomma, fuoco e fiamme!

Però il giorno di Natale e la vigilia sono stati belli e tranquilli, come da copione, riposo, cibo e soprattutto tanta famiglia. La mia famiglia è piccola, e quel poco che c'è è piuttosto sparpagliata, ma è stato molto bello festeggiarlo con i miei genitori e con Mario, e vedere per la prima volta dopo tanto tempo in seguito all'operazione, mio padre essere sereno, di compagnia e a camminare anche solo nel piccolo tragitto dalla stanza al tavolo da pranzo. Devo confessare una cosa, a me e anche a voi: nonostante gli scontri, le incomprensioni, le litigate che abbiamo avuto nel passato, come non mai ora mi sento attaccata a mio padre e a ciò che lui rappresenta nella mia vita e sento molto forte il bisogno della sua figura che, solo ora, mi accorgo quanto mi ha fatto sentire protetta in tutti questi tempi, nonostante mi sia sentita per la maggioranza degli anni passati, non capita e in tensione con lui. Certo capire le piroette della mia vita, accettare le mie scelte inconsuete, vedermi annaspare con fatiche e pochi soldi, può essere agli  occhi di un genitore cresciuto con altri valori e in un'altra epoca, qualcosa di molto difficile da accettare e da capire. Forse solo ora mi sento accettata e amata, anche se lo sono sempre stata, e questo è stratosfericamente, enormemente importante per me, ora.

Poi giorni intensi di lavoro, in quei giorni placidi e beati dove la città sonnecchia e tutti sono partiti o si rilassano o si vedono con gli amici (e questa energia come si sente, ti dà la giusta pace e la giusta tranquillità di una dimensione bella, calma...mi sono sempre piaciuti un sacco i giorni tra Natale e Capodanno, contenitori aperti per tutto ciò che si desidera fare, senza forzature). Mi sentivo solo un po' in ansia per la scadenza delle foto da pubblicare nel catalogo, che era così vicina e appena dopo capodanno, e ho lavorato con molta lena e determinazione (e devo dire pure divertimento!) alla creazione di nuovi lavori polittici da produrre prossimamente. E poi però per Capodanno, si parte! Alcuni giorni in montagna a Briançon nella casa del mio caro amico Alberto. Giorni di un sole che non si può, aria azzurra, niente freddo, montagne e panorami mozzafiato e una gioia nel cuore di essere vivi, e di tanta bellezza circondati!




 
 







Ehi, Buon anno!!! Ben arrivati nel 2013 e che sia un anno ricco di gioia amore e soddisfazioni!





11/12/11

63. Miami, foto e beach birds!

Chi ha letto i precedenti due post su Miami sa un pochino quanto difficili e stancanti siano stati i miei giorni a Miami per la Fiera. Solo gli ultimi due giorni mi sono però potuta veramente rilassare, godendo il clima fantastico (29-30 gradi e secco!) di questo luogo tropicale, la sabbia bianchissima e facendo dei bei bagni nell'oceano e in piscina, in questa stagione insolita (certo che lì non sembra davvero di essere in periodo natalizio, anche se qua e là ci sono decorazioni tra le palme! ).

Non è stato facile anche godersi tutto questo ben di Dio perché purtroppo la mia relazione sentimentale pazza da un capo all'altro del mondo è spesso causa di molto malessere e poco benessere, e di tutto ciò devo confessare che ne sono anche stanca e delusa. Però è stato bello passare gli ultimi due giorni al Catalina Hotel in South Beach, suggerimento datoci da Marilyn, dove per un prezzo irrisorio (ma è pazzesco, per questi servizi strepitosi in Italia avremmo pagato centinaia di euro a notte e lì solo 35 dollari a testa!) avevamo spiaggia privata, teli e sdraio, due piscine, di cui una sul tetto con i vaporizzatori, free drinks, airport shuttle, fre wi-fi ... e una camera bianca e rossa da urlo con tanto di big tv al plasma. Questo è un aspetto dell'America che mi diverte, tutto è big e molto spesso tutto è alla portata, basta prenderlo o a volte cercarlo.
Ma bando alle ciance, ora vi metto un po' di foto, et voilà!




















 My feeding birds performance...!









09/01/11

15. Natale a Quebec, Canada

Dopo mille tentennamenti e altrettante litigate ho deciso il 23 dicembre di andare in Canada per passare il Natale con la famiglia di Mario, il mio partner canadese. In un certo qual modo non avevo voglia di spostarmi: dopo aver girato come nomade in Italia nell’ultimo mese, aver organizzato dove stare a New York e aver migrato in due case nella prima settimana newyorkese, con le mie mille valigie e le settemila scale degli appartamenti, finalmente avevo le chiavi di un piccolo appartamento della mia amica Nora nel Lower East Side. Caso ha voluto che questo appartamento, che lei di solito affitta perché sta a Brooklyn insieme al fidanzato, fosse rimasto libero, così lei mi ha dato le chiavi per starci durante le vacanze di Natale,  in attesa di trasferirmi con Mario nel piccolo appartamento che abbiamo affittato tramite un’amica di un’amica italiana, dalla prima settimana di gennaio.
Orbene, anche se stanca di tutti i miei girovagamenti, pensavo comunque di andare in Canada a fare il Natale, perché mi piaceva l’idea di farlo in famiglia e non da soli in città, e poi la neve canadese d’inverno fa molto ‘Natale’… però è da quando sono partita che avevo un gran mal di schiena, e l’idea di fare ancora 11 ore di treno (è assurdo ma tra Montreal e New York c’è solo un treno al giorno, che parte alla mattina e impiega tutta la giornata … sembra di essere nel Far West!..) per arrivare a Montreal non mi sfarfugliava proprio, e da lì non era ancora finita, perché la famiglia di Mario sta a Quebec, altre tre ore più a Nord…e poi il capodanno lo vogliamo fare a New York … per cui in Canada solo per pochi giorni! Mario però vuole fare il Natale con i suoi, e lo capisco,  anche perché per due anni l'ha fatto in Italia, e così non vuole venire.  Io non me la sento di fare questo lungo viaggio, ma non sono sufficientemente forte per fare il Natale da sola a New York,  per cui il 23 mattina mi alzo prestissimo e vado alla stazione dei bus (l'unico treno giornaliero per Montreal era tutto esaurito da giorni, il bus impiega 9 ore ma non si può prenotare in anticipo e ti dicono: chi primo arriva meglio alloggia …) a mettermi in fila per prendere la corriera. Sì, è strano, ci sono cose mille volte più sviluppate che da noi, ma altre che mi sembrano fuori dal mondo, come dover fare la fila di ore, seduti sulle valigie, per non perdere il posto per salire sul pullman ...
Sua madre è venuta espressamente a Montreal per venirmi a prendere, perché era davvero felice che avessi fatto tutto quel viaggio per venire da loro (notare che da Montreal a Quebec ci sono quasi tre ore di autostrada … ma qui le distanze sono lunghe) e ci ha voluto per forza riaccompagnare a Montreal a riprendere il bus per New York il 28.
Per chi fa il tifo che la mia relazione con Mario continui dò una bella notizia: appena ci siamo visti si sono sciolte tutte le tensioni e le incomprensioni che ci hanno minato in tutto l’ultimo anno ed è rimasto solo l’amore, la voglia di vedersi e la consapevolezza di entrambi di essere all’ultima possibilità e la felicità come all’inizio di stare insieme.
Sono stata anche contenta di aver scelto di andare a fare il Natale in Quebec, anche se è stato un viaggione per pochi giorni, perché è stato bello uscire dalla frenesia della mela (e quanti turisti, troppi, per le feste natalizie!) ed entrare nell’innevato e tranquillissimo paesaggio canadese, un po’ come andare a fare il Natale in una baita in montagna ... solo senza montagne! Ed inoltre è stato bello stare con la famiglia di Mario invece che da soli a New York, dove tra l’altro c’è stata una tempesta di neve (che per puro caso fortuito ho evitato, avendo trovato ovunque e sempre il cielo sereno). Mi sono attrezzata come un pinguino per il freddo e devo dire che ben vestita non è stato così tragico come mi immaginavo (mah, c’erano dai -5 ai -15, ma di aria secca e serena).
Il 28 notte siamo rientrati a New York, nel piccolo appartamento vuoto di Nora, per prepararci a festeggiare il Capodanno nella metropoli.