viaggio

viaggio
Visualizzazione post con etichetta oranienplatz. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta oranienplatz. Mostra tutti i post

28/08/15

161. La Convenzione di Dublino, i rifugiati, e il video Refugees Welcome integrale per una settimana visibile online

La Germania ha deciso in questi giorni, visto i tragici esodi che continuano imperterriti, di non seguire più la convenzione di Dublino per i rifugiati provenienti dalla Siria e di accoglierli, indipendentemente dal luogo in cui sono sbarcati in Europa. E' un passo importante e un'ottima notizia. Dall'altro lato c'è però l'ennesima terribile notizie della morte di centinaia di persone, sia nel mare che nei tir, nel disperato viaggio di fuga dalle loro terre verso l'Europa.

Alla luce di questi fatti ho deciso di rendere pubblico e visibile online per una settimana la VERSIONE INTEGRALE del mio video 'Refugees Welcome', iniziato a Berlino e finito da poco e quindi ancora inedito.

Ho deciso di divulgarlo poichè lo spirito con cui è nato questo lavoro è di sensibilizzazione e sostegno. Il progetto è nato site specific a Berlino.
Sul mio sito trovate informazioni sul lavoro e sul progetto. Qui in fondo alcune informazioni pratiche, non esaustive, su dati e fatti.

Il video sarà visibile online da oggi mercoledì 26 agosto h.20 a mercoledì 2 settembre h 20. E' possibile condividerlo.

Buona visione
LIUBA


LIUBA, Refugees Welcome, 2013-2015 Germany-Italy, colors, 16'57"



Alcune informazioni pratiche sul tema dei rifugiati:

Rifugiato: è una persona che, secondo lʼarticolo 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 “nel giustificato timore dʼessere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato".
Secondo le stime dell’UNHCR i rifugiati nel mondo sono circa 11.7 milioni.
L’intera Europa accoglie circa 1 milione 700 mila rifugiati, un numero simile a quello presente nel solo Pakistan. La maggior parte di loro si colloca in Germania, con una presenza di 589.737, mentre 149.799 sono in Gran Bretagna e 64.779 in Italia.

Richiedente asilo : Un richiedente asilo è colui che è fuori dal proprio Paese e presenta, in un altro Stato, domanda per ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, o altre forme di protezione internazionale.

Convenzione di Dublino : LʼUnione Europea, per evitare le richieste di asilo multiple, inoltrate cioè a più Stati, per velocizzare le procedure e per limitare il numero di richiedenti asilo mandati da uno Stato allʼaltro, decide di uniformare il più possibile le procedure e le norme che riguardano questa materia e, a partire dalla Convenzione di Dublino entrata in vigore nel settembre del 1997, prevede che sia competente al riconoscimento o meno dello status di rifugiato “lo Stato nel cui territorio il richiedente asilo è entrato irregolarmente provenendo da uno Stato non membro dellʼUnione Europea”.

Eʼ evidente che lʼItalia, per le sue caratteristiche geografiche, sia il paese d’Europa dove arriva la maggior parte dei rifugiati i quali, pertanto, ottengono dei documenti validi solo in Italia. Ciò causa due effetti paradossali: che l’Italia dovrebbe gestire da sola tutto il grande flusso di arrivo dei rifugiati, e che queste persone, recandosi in altri paesi d’Europa per trovare lavoro, proprio in quei paesi non hanno nè documenti nè possibilità pertanto di lavorare.

Tra le molte proteste per l’acquisizione dei diritti, in Germania la più visibile fu nel 2012, quando con gli slogan "We are here" e "Kein mensch ist illegal" (Nessuno è illegale), più di 200 rifugiati da differenti parti del mondo, allestirono una tendopoli di protesta in Oranienplatz, una piazza del centrale quartiere Kreuzberg di Berlino, supportati anche dalla solidarietà di molti cittadini e di alcuni politici.

“The camp housed around 100 people from the end of September 2012 until April 2014, when it was cleared. From the dozens of tents that once covered the southern side of the square, only one – an information tent – was allowed to remain, and that was burnt down a few weeks ago. The refugees based there demanded the right to work, the abolition of Residenzpflicht and assurances that they will not be deported. In short, they campaigned for an existence free of constant uncertainty and the right to be allowed to settle in Germany. The camp came about as a direct result of the suicide of an Iranian refugee in a refugee shelter in Würzburg in March 2012. (Nina Rossmann)

AGGIORNAMENTO IMPORTANTE:
Dal 25 agosto 2015 la Germania ha deciso di non seguire più la convenzione di Dublino per i rifugiati provenienti dalla Siria, e di accoglierli, indipendentemente dal luogo dove hanno toccato il suolo in Europa. Un bel passo avanti!










24/04/14

143. Refugees Hunger Strike

Qui a Berlino ho ripreso a lavorare intensamente e parecchio. Ho l'aiuto di una persona che parla italiano che sta per 6 ore con mia madre, occupandosi di lei, così in quel tempo io sono libera di lavorare ai miei progetti.

E tutto sta andando avanti: il video di The Finger and the Moon #3, che è finito e di cui ho gestito con un tecnico alcuni problemi tecnici inerenti l'rsportazione del filmato HD, Poi sto rielaborando nella parte tecnica anche il video The Finger and the Moon #2, invitato a un festival di videoarte in Baviera quest'estate ( e lo volgiono già da ora), poi sto facendo un sito nuovo di zecca insieme a una bravissima web-designer and developer austrraliana, con la quale stiamo lavorando molto bene insieme e pure velocemente...non vedo l'ora che sia online!

e, last but not least, sto proseguendo con le riprese e la ricerca sulla situazione dei rifugiati e dei lampedusa people. Recentemente è stato sgomberato il campo profughi di protesta ad Oranienplatz. Alcuni sostengono che c'è stato un accordo e un patto fra i rifugiati e il comune, altri, compreso alcuni di loro, sostengono che il patto era più uno specchietto per le allodole e i media, che un passo concreto verso la risoluzione della loro situazione, per cui si è creata una ulteriore resistenza, ed è stato iniziato uno sciopero della pace in Oranienplatz.

Qui di seguito potete vedere un video, fatto appeno lo sciopero della fame cominciò ( e montato mischiando velocemente anche dell'altro materiale che avevo archiviato, in attesa di fare un lavoro video più ampio su tutta questa situazione), e delle foto fatte ieri, due settimane dopo.















22/02/14

136.La performance Refugees welcome e il crollo post performance

(post scritto come bozza in dicembre, ripreso in mano e pubblicato solo oggi)

Sono stata davvero fortunata in questo mese a Berlino, non ha mai fatto molto freddo, così ho potuto liberamente uscire, incontrare persone, conoscere i rifugiati, ascoltare le loro storie, andare agli incontri su questo problema, eccetera, molto di ciò anche in bicicletta. Se c'era più freddo non ci sarei riuscita.
Però eccome se mi sono stancata: vai di qui, di là, parla, conosci, supera la timidezza, registra, pensa, scarica il materiale, scrivi email, ecc...

Sabato c'è stata la performance al Kreuzberg Pavillon, commovente, semplice, toccante, interattiva. Tre ragazzi africani, rifugiati e in protesta ad Oranien Platz hanno deciso di partecipare e si sono presentati in galleria. Un ready made umano. Una rosa di sguardi e sinergie. (leggi i post precedenti sul project in progress: 132, 133, 135-con video).
Ho chiesto al pubblico e a tutti i presenti in galleria, di fare 12 simbolici minuti di silenzio, per sintonizzarsi insieme e accogliere nello spazio della galleria i rifugiati, mettendo sullo stesso piano l'umanità di tutti.
Anche se il compito era semplice, per essere eseguita la performance ha implicato un lungo e anche stancante lavoro di conoscenza, relazione, contatto, con le persone, soprattutto coloro che sono sbarcati a Lampedusa, che hanno il problema dei loro diritti come rifugiati in Europa, e che stanno conducendo una pacifica protesta. Molti incontri, parole, scambi, energia, situazioni. Un arricchimento di vita. La performance risultante, la loro presenza in galleria, era solo la punta dell'iceberg visibile di un lungo processo di vita e relazioni.

Il solito down post performance poi non l'ho potuto assaporare e assecondare in pieno perchè mi è stato chiesto di partecipare a una trasmissione televisiva di una TV privata con un intervista e un video. In realtà era una cosa che già sapevo, ma che doveva essere la settimana successiva, e a bruciapelo mi hanno chiesto di spostarla all'indomani. Ho accettato perchè sto imparando a usare il ferro quando è caldo, ma dovevo anche prepararmi un po' ed ero molto agitata, proprio perchè ero stanca stanchissima delle fatiche di tutto il periodo preparstorio della performance.
Sono andata quindi domenica negli studi di questa TV a Wedding, e con mia grande agitazione ho scoperto che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite....una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po' di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare (che poi essendo l'intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un'altra lingua in diretta televisiva...
Devo confessarvi che, insicura del risultato che è venuto fuori, non ho ancora avuto il coraggio di guardare il dvd della trasmissione che mi hanno regalato... ;)

E così, distrutta e liquefatta, dopo di ciò ho bassipressionato per circa per due giorni interi, amebizzando quando non dormivo.

E qualche ora qualche foto della performance:







Refugees Welcome, performance and open letter, Kreuzberg Pavillon, Berlin dec. 2013

11/12/13

135. Ancora sui rifugiati e Berlino e video

In questi giorni continuo a contattare i rifugiati (molti parlano italiano poichè sono sbarcati a Lampedusa e sono stati lì per parecchi mesi). Storie, emozioni, incontri, persone. Qui in fondo condivido con voi alcuni stralci del diario di bordo in inglese che sto scrivendo. In seguito, quando riuscirò, ho intenzione di mandare alcuni stralci di riprese delle dichiarazioni dei rifugiati e delle loro storie (chi accetta di parlarne) diffondendole per il web e pure per i siti informativi, poichè credo che, in Italia sicuramente, non ci sia abbastanza informazione di ciò che sta succedendo, e di come questa questione sollevi problemi ben più ampi che la comunità europea, e la comunità umana deve risolvere: come accogliere profughi che scappano da cattive condizioni nel loro paese? come accogliere chi deve fuggire per una guerra? (mi domando che ne sarebbe stato di Duchamp, di Man Ray, di tutta una parte dell'avanguardia che è fuggita in America durante le guerre mondiali in Europa...e se non fossero stati accolti? quanta  ricchezza in meno per la nostra storia e la nostra cultura!) Come garantire a tutti la propria dignità? e l'uguaglianza? Tutte queste questioni urgono di trovare una soluzione, o quantomeno di essere discusse, per questo che anche il ruolo di informazione acquisisce importanza, e anche di informazione poetica, per coinvolgere le sensibilità delle persone.


Logisticamente sono molto fortunata: per mia gioia non fa assolutamente freddo, ci sono 7-8 gradi, è grigio e piove un po', e mi piace questo tempo, mi sento perfettamente a casa, è quello che di solito caratterizza i nostri inverni nel Nord Italia. In più sto abitando in una casa perfetta, a Kreuzberg-Friedrichshan, vicino alla maggioranza dei posti dove devo andare, e pure davanti a un bel parco dove, sempre grazia a un clima accettabile, vado a volte - non sono una fanatica - a correre. Così riesco a prendere la bicicletta e mi muovo per Berlino come i Berlinesi. Ah, con la casa ho ricevuto anche la bici! :) Al freddo sottozero non mi abituerò mai, ogni volta mi sento a disagio, ingoffata dai vestiti, impossibilitata a vestirmi come mi pare (di solito mi vesto da marziano mettendo su tutto ciò di pesante che posso avere, strato dopo strato..!), quasi paralizzata nei movimenti, e anche un po' nervosa...Per ora quindi mi ritengo fortunata che in questo mese a Berlino non si è mai andati sottozero se non qualche giorno fa, che poi ha anche leggermente nevicato, ma è sparito subito. Altrimenti non so come avrei fatto a seguire tutte le conferenze sul problema dei refugees che sto seguendo, e ad andare ogni giorno a parlare con le persone...



5. sat.dic.7
I went at the tent at 3.30pm. I had appointment with some refugees people, to go and see the gallery (that opens only on Saturdays). I met people and I talked with people, mostly in front of the camp fire (afterwards I was smelling like the smoked scamorza cheese..).Then 3 of us went to the gallery.
After that I met an italian architect, Manuela, living in Berlin since 13 years wishing to help me with the project. I am having a lot of encouragement and helping by friends in all the world, many of whom put me in contact with some of their friends living in Berlin. Manuela and I decide that she would have come with me on Monday to the occupied school, to meet more people.

5. sun.dic8
I had to prepare, in 1 hour and among previous Sunday friends visits already programmed, a short video of me talking about the refugees project for a political performance art symposium in Belgrad. I wanted to send them a video of a previous and already finished work, but they were so interested about this issue, that they asked me just to share what’s going on with the audience in Belgrade. I prepared a short video. Even if it could be simple, preparing a short video is not so easy and fast, but it was fun. I was at Waltraud's studio, a German artist friend, and she help me gladly with location, scenography and recordings.
Here’s the video:




6. mon.dic9
I went to she occupied school with Manuela. It was dark because we went there after her job, at 5.30 (here in winter sun sets down around at 4…). I looked for Turgai, the Turkish activist who is living there. He invited us to a panel discussion occurring in an occupied part of the Betanja building in a couple of hours. Then we met people in the school and we talked with two guys very nice, telling us their stories coming from Africa to Lampedusa and then being in Berlin. There were reggae music on their phones. Everything was friendly. I was with them. I asked them recording their stories with the camera, but they didn’t want. They were interested in participating to the performance and being at the gallery. I wrote the address on a little paper. Everybody is intimidate by the camera, so I never use it, neither I show it. But everybody is ok with audio, so I often record our voices while talking. We went to the activist meeting at the Betanja occupied section, invited by Turgai. They had a conference explaining the process of the protest and the next steps. They showed interesting videos. I had the permission to film. We also met some of the more active refugees leaders of the group. I could talk easily with them of the idea of the performance action for their respect, voice and rights. Maybe some of them will come. As usual I don’t know. I really want to help. They'll decide what is best for them.



04/12/13

133. Secondo giorno meeting refugees

Il problema dei refugees è bollente a Berlino soprattutto, ma coinvolge tutta Europa e non solo. 
Molti di loro, arrivati a Lampedusa, vengono poi in Germania, ovviamente attratti da una migliore situazione economica e da una maggiore possibilità di ricevere lo stato di 'asylus', che riguarda gli aiuti, anche economici e pratici, che i rifugiati politici qui possono avere. Ma, per una legge che dice che in Europa si può chiedere asilo politico solo nel Paese dove prima si accede, la maggioranza di loro, venuti via Lampedusa, non ha nessun diritto in Germania, mentre altri, volati direttamente qui, hanno potuto ottenere, secondo le circostanze, alloggio e stipendio sociale. Inoltre, molti di loro hanno ricevuto dall'Italia, durante il governo Monti, un buono di uscita da 500 e a volte più Euro per venire in Germania, dove però per i motivi sopra elencati, non hanno trovato gli stessi diritti degli altri, cosa che ha complicato la questione, e che ovviamente non è stata accolta con gioia dalla Germania, che si è vista arrivare caterve di persone in fuga dalle guerre africane. Però questo campo, eretto da più di un anno, è stato supportato da molti volontari, dal sindaco del quartiere kreuzberg, da organizzazioni umanitarie.
info più giornalistiche le potete trovare a questi link:
http://www.ilpost.it/2013/10/16/profughi-berlino/
http://www.refugeetentaction.net/index.php?lang=en


Beh, questa è la situazione. Io non so come si svilupperà questo progetto, sto conoscendo le storie di queste persone, toccanti e interessanti, che protestano da un anno in un campo eretto a Oranienplatz, nel mezzo di Kreuzberg e della città, e li sto invitando a fare un'azione insieme a me, per il loro rispetto e per il loro problema. Ci riuscirò?




3. dic4, 2013 (#1-2)


Today I arrived at Oranien Platz around 2pm. The weather was dusky and humid. I talked with some people, everybody very kind. Most of the people were different from the ones of yesterday, but I recognized some of them, and they did the same to me. So today approaching was a little easier.
I talked with a guy from Niger that was living in Lybia before leaving Africa. We talked italian because he had been living in Italy for some time, then he tried in Germany. He has got now a 2 days a week job creating Christmas lights in a shop. He showed me some pictures (from a nice smartphone) very proudly. He told me he had a nice job in Lybia and no money problem, but he can’t go back because of the war and of the terrible political situation there. He was very interested in participating to the performance action. I think he completely understood the point and the sense for them to come. I hope he will. We saved our phone numbers.
Among others, not really very interested in talking with me, I met a Turkish activist who instead was very interested in talking to me. The conversation was not that simple, because he only spoke Turkish and German, so I had to try to pick up from my brain all the few German words that I had in my memory…but, for the essential, it worked. He is a journalist and activist who had been in prison 15 years in Turkey. He was condemned for live sentence, and two years ago he was liberated through the help of humanitarian institutions as amnesty international. He went to Germany and he got political asylum, with ‘wohnung’ and money. However, he still struggles with the people, and he now lives into an occupied school, where many of the refugees people live (he said 150). We went together to the school, he wanted I took some pictures there. It was a good idea, I was very interested in it, and also after more than two hours under the big tent I was really freezing…


The school was huge and dirty. I met some people, and also a Rumanian group of families with 10 childrens. They asked me money to take pictures. I gave them 2 euros but I didn’t take any picture. Then Turgay, that’s the name of the Turkich journalist, showed me the space where he lived. I was thinking that was not so different from the prison were he was living 15 years in Turkey.. but he was free, and he got all he needed: books, computer, internet, laundry machine, cooking fire and heating. We decide to make a short interview to him, telling us the important points of the refugee protest. Of course he spoked in German. I will have to contact someone for translation…Then we had an excellent cup of Turkish tea. He was very kind. He is really a nice and smart guy.



132. Ho cominciato ad andare al campo profughi di Oranienplatz

Appena arrivata a Berlino ho captato subito che il problema di maggior portata e coinvolgimento era quello dei rifugiati che richiedono asilo (molti di loro provenienti dallo sbarco a Lampedusa), della loro protesta, della problematica di queste persone, del rapporto fra le migrazioni, gli stati e la libertà. E' un problema che mi sta a cuore (e non solo per esperienze personali) e che mi interessa enormemente approfondire, perlustrando il lato umano delle storie di queste persone migranti, e il lato sociale-antropologico che questi problemi comportano.

Quando sono stata invitata a presentare una performance il 14 dicembre in una galleria di Berlino, il Kreutzberg Pavillon, ho deciso che invece di presentare uno dei miei tanti progetti pronti e performance già effettuate, farò un lavoro sul territorio e darò il mio 'spazio performativo' alle persone rifugiate che lottano per i loro diritti. Voglio coinvolgere queste persone a venire con me in galleria standing for their rights e, semplicemente, stare in silenzio, e guardarsi e accettarsi con le persone presenti. Tutti in uno stesso luogo, e tutti con lo stesso 'diritto' di esserci.
Mi interessa sempre la vita più dell'arte, e non mi interessa ora presentare una mia 'opera' ma dare attenzione a questo problema e queste persone. Potrei definirla un'operazione duchampiana animata: portare la vita quotidiana in galleria, portando le persone e la lotta per i loro problemi, perchè siano 'viste', conosciute e quindi rispettate.

Ebbene, questo progetto, essenziale e forte al tempo stesso, semplice da dire, non è assolutamente semplice da fare. Ero già andata a un meeting con persone e attivisti di vario tipo focalizzato sul problema dei rifugiati, e avevo qualche contatto, ma conoscere alcuni immigrati e portarli in galleria non è cosa affatto semplice (e ho solo circa 10 giorni..). Ricordo la fatica che feci per il progetto The Finger and the Moon #3 che richiese moltissimi mesi per contattare le persone delle diverse comunità religiose in Genova, e fare in modo che gli interessati venissero alla performance (e ne vennero 12, di fedi assortite, che fu già un successo, e la performance fu un momento sublime, per tutti - partecipanti e pubblico -unico, che ora sto cristallizzando in maniera universale in un video...), e fu un lavoro di relazioni, amicizie, comunicazione ed empatia umana di grande proporzioni. Ora si tratta di fare lo stesso...

Ieri quindi sono andata in Oranienplatz, dove c'è una tendopoli come presidio di protesta, e con 100 persone che ci vivono da un anno (supportati anche dalla città e dai volontari che garantiscono pasti caldi giornalieri per tutti), a conoscere qualche persona...



Questa che vedete non è una mia foto, poichè mi impedirono di fare delle foto, l'ho presa dal web.
Ora vi racconto cosa è successo ieri, l'ho scritto in inglese poichè è arte del processo del lavoro.

1.
Today i went to the oranien platz camp of refugees with the purpose to talk with some of them and inviting them to perform standing symbolically into the gallery space with the idea of giving them 'my performance space' for their rights and respect.
As i was approaching to oranien platz i decided to turn on my small hd camera to self-filming my arrive to the camp place. I just shot a few minutes while walking arriving there, when i was circonded by suspicious and angry refugee activists from Africa shouting against me that i was stolen images. We talk, also aggressively, for 10 min telling them my purpose to 'work for them' giving them my performance space and so on. I also had to explain them my personal experience with foreigners laws and extra-communitaire experiences having with my husband being Canadian. They slow down after a while but they pretended i deleted my short shootings. They didn't accept that shootings done before meeting them (none of them was in the recording. Only the square and me..)
I finally deleted it in front of their eyes. In this way i was accepted to come after lunch to talk with them.
I went away, sort of confused and touched.
I took a few recordings of the place camp from a far away street later on and from a cafe on the other side of the square.

2.
I went back at the camp after lunch. I met friendly people who talked to me about their stories. I talked expecially with two guys, one coming from Algeria, the other from Giamaica (escaping from Mexico). The first one had been living and working in Spain for over 5 years (saying it was very nice for him staying there) but then the crysis arrived and he had to go away. He moved to Italy, where he found the same situation..no work (yes, we know it...), Then he went to Germany, and the only thing he asks is the right to work. The other guy is from Giamaica, and after having lived and studied in United States he escaped from Mexico for some personal problems and asked asylum in Germany, haven't got it.
Both of them liked very much the idea of getting attention on their problems coming to the gallery on saturday 14 with me. Let's see if they will come. I never know what is gonna happen.
Tomorrow I will go back there again. I also met a young marocco filmaker who is here to make a documentary, with the refugees permission, about their struggle.
I didn’t take shootings neither asked for it. I was afraid they could be reluctant and they won’t like anymore to talk with me. I thought that I have to do things step by step, and first get their confidence. I really want to help their cause.