A gennaio mi sono precipitata a Milano ancora una volta, stentando a crederci e in lacrime, papà se n'era andato e ci aveva lasciati.
E' una cosa troppo grande da parlarne qui, non ci sono parole che non sminuiscano tutto, solo il silenzio posso scrivere, e tanta nostalgia, tanto amore, tanta sofferenza, tanta anima.
Sono stata in contatto con l'anima di papà che mi ha abbracciato tutto il tempo.
Mi sono piombate sulle spalle caterve di cose e responsabilità (no fratelli no sorelle).
Avrei voluto mille, centomila volte di più
aver stretto, capito, abbracciato mio padre
ma ora non ci sei più
ma ti sento ancor di più
Ci sei ancora in ciò che ci hai lasciato, nel tuo esempio, nella tua presenza dentro l'anima e la mia anima si ingrandisce, si assomma alla tua e le custodisce entrambi dentro.
In un certo qual modo, papà, mi sento più forte
perchè ora sei ancora di più con me.
viaggio
19/03/14
138. Duro inizio d'anno
Poichè il progetto di questo blog è aprire una finestra sulla vita quotidiana di un'artista, con i suoi aspetti connessi alla vita normale di tutti i giorni, i problemi legati alla famiglia, alla salute, alle difficoltà, le gioie universali, l'amore, le speranze, e al tempo stesso inserire il back stage e gli stati d'animo che sta dietro ogni lavoro, ho deciso che devo essere onesta e parlarvi anche delle cose più difficili, però che sono umane e universali per tutti, ossia la malattia e la morte.
Tutto ciò incide poi profondamente sulla propria vita, ma anche sulla propria arte, essendo ogni nostro lavoro plasmato e nutrito con le nostre storie vissute, con la nostra anima gettata nel mondo (per dirla con Heidegger) e le sue molteplici avventure, facili o difficili che siano, leggere o pesanti.
L'anno è cominciato in maniera molto difficile. Intanto la situazione precaria e fragile e sofferente dei miei, con la malattia di mio padre, dalla quale non voleva tirarsi fuori e non voleva cooperazione, e la malattia, più cerebrale che fisica, di mia madre. L'anno scorso rimasi a Milano per questo tutto l'anno, e fu molto difficile. Quello non è il mio posto, dopo una settimana che sto in quella città mi prende una morsa di ansia e stress che mi impedisce quasi tutto il resto: per cui quest'anno, verso ottobre, ho sentito che ancora dovevo muovermi dall'italia e per non andare lontano dai miei genitori e poter essere presente, scelsi proprio Berlino, in quanto il posto che più mi attrae in Europa e il più adatto al mio lavoro. Partii per Berlino, quindi, come avete visto dai precedenti post di questo blog, sapendo anche che sarei ritornata spesso a Milano.
Così, appena finita la performance al Kreuzberg Pavillon, e l'intervista alla Tv, rientrai a Milano il 18 dicembre per il periodo natalizio, dedicato alla famiglia, e allo stare vicino, a volte senza capirli, a volte anche litigandosi un po', ai miei genitori, che essendo figlia unica, sono la parte più profonda di famiglia che ho. Non fu facile, come spesso accade, ma anche dolce, spesso un po' triste.
Per capodanno però decisi di tornare a Berlino, era lì il mio posto in questa stagione, lo sapevo benissimo, poichè si adempissero le strade che si dovevano adempire. Di questo avevo ed ho l'intuizione, per cui la seguii.
Ricordo lo stress per partire per Berlino il 30 dicembre: tutti gli aerei, of course, erano pieni e impossibile prenotare un posto, e poi per giunta carissimi, passaggi con blabla car non ne trovavo, allora decisi di prendere la mia macchina, e offrire passaggi alle persone, sempre attraverso lo stesso sito. Inutile dirlo che trovai tonnellate di persone che volevano un passaggio per Berlino poco prima di Capodanno! Così caricai 5 persone, sulla mia Hyunday Getz, tanto brava quanto comoda, pur essendo comunque non una macchina grande. Non avevo mai fatto un viaggio così lungo, e per lo più d'inverno, per cui mi informai come un'ossessa sulle condizioni del tempo nel tragitto (sapevo che c'era il sole, altrimenti non avrei fatto la Svizzera), mi comprai le catene da neve - si lo ammetto, non le avevo, anche se non bisogna dirlo - sentendomi a disagio nella scelta, poichè di queste cose non ne capisco niente (e il mio maschio era in canada - come quasi sempre - e poi loro hanno altri tipi di macchine e non usano di certo le catene, con un inverno a -20 per 4-5 mesi all'anno! - come quest'anno). Ricordo molto bene il paio di giorni prima della partenza (e decisi di partire in macchina solo il giorno prima!), così faticosi per la forza che mi costò tenere tutto in pugno e fare questa performance automobilistica fino a Berlino... Poi il viaggio andò bene, conobbi persone molto simpatiche e interessanti, nessun inceppo solo alcuni inconvenienti proprio alla partenza (che non vi sto a raccontare sennò dite che sono grulla...) e una multa in Svizzera, scattata con la foto, mentre andavo a 100 all'ora sull'autostrada :O ....in quell'unico tratto il limite era 80 ma io non lo vidi...) più a meno vicino al punto dove scattai la foto qui sotto.
Beh, che dire, arrivai il 30 sera, stanca ma felice di aver trovato tutte le strade ed essere arrivata a casa di Claudia dove Ingo mi aspettava col minestrone, quando il 31 pomeriggio - dico il 31 pomeriggio - mamma mi chiamò disperata che il mio adorato gattino Fiore, preso anche per lei, per fare compagnia a mia mamma, spesso annoiata dato che papà stava sempre a letto, e che era l'amore mio e di mammà, dunque allora mi chiamarono dicendomi con poco tatto che Fiore era caduto dal balcone del 7 piano, e non c'è stato niente da fare.
Cominciai a piangere e non mi fermai più, non ebbi voglia di organizzare niente per il capodanno, volli solo andare a vedere i fuochi sul ponte con una mia conoscente tedesca (la convinsi, lei voleva stare in casa, ma io avevo paura di stare in casa a piangere), ma per tutta la notte, e buona parte del giorno dopo, piansi lo stesso, per la fragilità, per il gatto, per la preoccupazione per la mamma pure distrutta, per la malattia di papà, per la mia situazione di vicinanza/distanza (ero appena ripartita da Milano!), per lo stress, la fatica, la confusione... In più ero ospite in una casa nuova, che non mi apparteneva, perchè il bell'appartamento a Gorlitzer park che mi avevano fortunatamente subaffittato in novembre dicembre, non era più disponibile. Mi ritrovai da sola quindi, i primi giorni dell'anno, in una casa che mi spaventava, forse per la dura fragilità della mia condizione, con una nostalgia e preoccupazione fortissima per i miei, con la mancanza e la rabbia per mario, che era sempre in canada e non aveva potuto volare in europa per le feste, con la voglia di tornare, e la voglia di stare, in una zona di berlino, stieglitz, che per me non è berlino - amo kreuzberg e sono sempre stata lì.
E così decisi di tornare subito per un po', per consolare mamma, stare vicino a papà, sentire la famiglia, vivere ancora una volta quel senso di tristezza di questa situazione così malata e fragile.
Partì piena di ansie con un volo che costoso è dire poco (il 4 gennaio prenotato il giorno prima, pensate voi), ma non me ne fregò niente. Dovevo tornare e basta.
Rimasi una settimana, poi rientrai a Berlino. rientrai nella mia bella casa in subaffitto a kreuzberg, e pochi giorni dopo ripartii improvvisamente in giornata per Milano, piangendo a dirotto.
Tutto ciò incide poi profondamente sulla propria vita, ma anche sulla propria arte, essendo ogni nostro lavoro plasmato e nutrito con le nostre storie vissute, con la nostra anima gettata nel mondo (per dirla con Heidegger) e le sue molteplici avventure, facili o difficili che siano, leggere o pesanti.
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| sempre in viaggio... la mia stanza a Berlino |
L'anno è cominciato in maniera molto difficile. Intanto la situazione precaria e fragile e sofferente dei miei, con la malattia di mio padre, dalla quale non voleva tirarsi fuori e non voleva cooperazione, e la malattia, più cerebrale che fisica, di mia madre. L'anno scorso rimasi a Milano per questo tutto l'anno, e fu molto difficile. Quello non è il mio posto, dopo una settimana che sto in quella città mi prende una morsa di ansia e stress che mi impedisce quasi tutto il resto: per cui quest'anno, verso ottobre, ho sentito che ancora dovevo muovermi dall'italia e per non andare lontano dai miei genitori e poter essere presente, scelsi proprio Berlino, in quanto il posto che più mi attrae in Europa e il più adatto al mio lavoro. Partii per Berlino, quindi, come avete visto dai precedenti post di questo blog, sapendo anche che sarei ritornata spesso a Milano.
Così, appena finita la performance al Kreuzberg Pavillon, e l'intervista alla Tv, rientrai a Milano il 18 dicembre per il periodo natalizio, dedicato alla famiglia, e allo stare vicino, a volte senza capirli, a volte anche litigandosi un po', ai miei genitori, che essendo figlia unica, sono la parte più profonda di famiglia che ho. Non fu facile, come spesso accade, ma anche dolce, spesso un po' triste.
Per capodanno però decisi di tornare a Berlino, era lì il mio posto in questa stagione, lo sapevo benissimo, poichè si adempissero le strade che si dovevano adempire. Di questo avevo ed ho l'intuizione, per cui la seguii.
Ricordo lo stress per partire per Berlino il 30 dicembre: tutti gli aerei, of course, erano pieni e impossibile prenotare un posto, e poi per giunta carissimi, passaggi con blabla car non ne trovavo, allora decisi di prendere la mia macchina, e offrire passaggi alle persone, sempre attraverso lo stesso sito. Inutile dirlo che trovai tonnellate di persone che volevano un passaggio per Berlino poco prima di Capodanno! Così caricai 5 persone, sulla mia Hyunday Getz, tanto brava quanto comoda, pur essendo comunque non una macchina grande. Non avevo mai fatto un viaggio così lungo, e per lo più d'inverno, per cui mi informai come un'ossessa sulle condizioni del tempo nel tragitto (sapevo che c'era il sole, altrimenti non avrei fatto la Svizzera), mi comprai le catene da neve - si lo ammetto, non le avevo, anche se non bisogna dirlo - sentendomi a disagio nella scelta, poichè di queste cose non ne capisco niente (e il mio maschio era in canada - come quasi sempre - e poi loro hanno altri tipi di macchine e non usano di certo le catene, con un inverno a -20 per 4-5 mesi all'anno! - come quest'anno). Ricordo molto bene il paio di giorni prima della partenza (e decisi di partire in macchina solo il giorno prima!), così faticosi per la forza che mi costò tenere tutto in pugno e fare questa performance automobilistica fino a Berlino... Poi il viaggio andò bene, conobbi persone molto simpatiche e interessanti, nessun inceppo solo alcuni inconvenienti proprio alla partenza (che non vi sto a raccontare sennò dite che sono grulla...) e una multa in Svizzera, scattata con la foto, mentre andavo a 100 all'ora sull'autostrada :O ....in quell'unico tratto il limite era 80 ma io non lo vidi...) più a meno vicino al punto dove scattai la foto qui sotto.
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| Il viaggio per Berlino attraverso il San Bernardino (apprezzate la rima...) |
Beh, che dire, arrivai il 30 sera, stanca ma felice di aver trovato tutte le strade ed essere arrivata a casa di Claudia dove Ingo mi aspettava col minestrone, quando il 31 pomeriggio - dico il 31 pomeriggio - mamma mi chiamò disperata che il mio adorato gattino Fiore, preso anche per lei, per fare compagnia a mia mamma, spesso annoiata dato che papà stava sempre a letto, e che era l'amore mio e di mammà, dunque allora mi chiamarono dicendomi con poco tatto che Fiore era caduto dal balcone del 7 piano, e non c'è stato niente da fare.
Cominciai a piangere e non mi fermai più, non ebbi voglia di organizzare niente per il capodanno, volli solo andare a vedere i fuochi sul ponte con una mia conoscente tedesca (la convinsi, lei voleva stare in casa, ma io avevo paura di stare in casa a piangere), ma per tutta la notte, e buona parte del giorno dopo, piansi lo stesso, per la fragilità, per il gatto, per la preoccupazione per la mamma pure distrutta, per la malattia di papà, per la mia situazione di vicinanza/distanza (ero appena ripartita da Milano!), per lo stress, la fatica, la confusione... In più ero ospite in una casa nuova, che non mi apparteneva, perchè il bell'appartamento a Gorlitzer park che mi avevano fortunatamente subaffittato in novembre dicembre, non era più disponibile. Mi ritrovai da sola quindi, i primi giorni dell'anno, in una casa che mi spaventava, forse per la dura fragilità della mia condizione, con una nostalgia e preoccupazione fortissima per i miei, con la mancanza e la rabbia per mario, che era sempre in canada e non aveva potuto volare in europa per le feste, con la voglia di tornare, e la voglia di stare, in una zona di berlino, stieglitz, che per me non è berlino - amo kreuzberg e sono sempre stata lì.
E così decisi di tornare subito per un po', per consolare mamma, stare vicino a papà, sentire la famiglia, vivere ancora una volta quel senso di tristezza di questa situazione così malata e fragile.
Partì piena di ansie con un volo che costoso è dire poco (il 4 gennaio prenotato il giorno prima, pensate voi), ma non me ne fregò niente. Dovevo tornare e basta.
Rimasi una settimana, poi rientrai a Berlino. rientrai nella mia bella casa in subaffitto a kreuzberg, e pochi giorni dopo ripartii improvvisamente in giornata per Milano, piangendo a dirotto.
17/03/14
137. L'intervista alla TV di Berlino
Come vi dicevo nel post
precedente domenica 15 dicembre, appena prima di
rientrare in Italia per Natale e appena dopo la mia performance collettiva con
i rifugiati, sono stata invitata a partecipare a un talk show e a presentare
un'anteprima del mio ultimo video a una TV privata di Berlino, i cui studi
erano in un grande palazzone a Wedding. Con mia grande agitazione appena
arrivata là scoprii che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io
come ospite....una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso
del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po' di
nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di
parlare dicendo cose sensate e senza balbettare -che poi essendo l'intervista
in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare
risposte abili e brillanti in un'altra lingua in diretta televisiva..Devo dire
comunque che il prof. Donald Muldrow Griffith, ideatore e conduttore del programma, è
stato molto carino nel mettermi a mio agio sia prima che durante la
trasmissione, e mi ha infuso un po' di tranquillità e sicurezza. Ora che mi
sono rivista...beh pensavo peggio ...non sono andata poi tanto male! o no?
22/02/14
136.La performance Refugees welcome e il crollo post performance
(post scritto come bozza in dicembre, ripreso in mano e pubblicato solo oggi)
Sono stata davvero fortunata in questo mese a Berlino, non ha mai fatto molto freddo, così ho potuto liberamente uscire, incontrare persone, conoscere i rifugiati, ascoltare le loro storie, andare agli incontri su questo problema, eccetera, molto di ciò anche in bicicletta. Se c'era più freddo non ci sarei riuscita.
Però eccome se mi sono stancata: vai di qui, di là, parla, conosci, supera la timidezza, registra, pensa, scarica il materiale, scrivi email, ecc...
Sabato c'è stata la performance al Kreuzberg Pavillon, commovente, semplice, toccante, interattiva. Tre ragazzi africani, rifugiati e in protesta ad Oranien Platz hanno deciso di partecipare e si sono presentati in galleria. Un ready made umano. Una rosa di sguardi e sinergie. (leggi i post precedenti sul project in progress: 132, 133, 135-con video).
Ho chiesto al pubblico e a tutti i presenti in galleria, di fare 12 simbolici minuti di silenzio, per sintonizzarsi insieme e accogliere nello spazio della galleria i rifugiati, mettendo sullo stesso piano l'umanità di tutti.
Anche se il compito era semplice, per essere eseguita la performance ha implicato un lungo e anche stancante lavoro di conoscenza, relazione, contatto, con le persone, soprattutto coloro che sono sbarcati a Lampedusa, che hanno il problema dei loro diritti come rifugiati in Europa, e che stanno conducendo una pacifica protesta. Molti incontri, parole, scambi, energia, situazioni. Un arricchimento di vita. La performance risultante, la loro presenza in galleria, era solo la punta dell'iceberg visibile di un lungo processo di vita e relazioni.
Il solito down post performance poi non l'ho potuto assaporare e assecondare in pieno perchè mi è stato chiesto di partecipare a una trasmissione televisiva di una TV privata con un intervista e un video. In realtà era una cosa che già sapevo, ma che doveva essere la settimana successiva, e a bruciapelo mi hanno chiesto di spostarla all'indomani. Ho accettato perchè sto imparando a usare il ferro quando è caldo, ma dovevo anche prepararmi un po' ed ero molto agitata, proprio perchè ero stanca stanchissima delle fatiche di tutto il periodo preparstorio della performance.
Sono andata quindi domenica negli studi di questa TV a Wedding, e con mia grande agitazione ho scoperto che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite....una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po' di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare (che poi essendo l'intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un'altra lingua in diretta televisiva...
Devo confessarvi che, insicura del risultato che è venuto fuori, non ho ancora avuto il coraggio di guardare il dvd della trasmissione che mi hanno regalato... ;)
E così, distrutta e liquefatta, dopo di ciò ho bassipressionato per circa per due giorni interi, amebizzando quando non dormivo.
E qualche ora qualche foto della performance:
Sono stata davvero fortunata in questo mese a Berlino, non ha mai fatto molto freddo, così ho potuto liberamente uscire, incontrare persone, conoscere i rifugiati, ascoltare le loro storie, andare agli incontri su questo problema, eccetera, molto di ciò anche in bicicletta. Se c'era più freddo non ci sarei riuscita.
Però eccome se mi sono stancata: vai di qui, di là, parla, conosci, supera la timidezza, registra, pensa, scarica il materiale, scrivi email, ecc...
Sabato c'è stata la performance al Kreuzberg Pavillon, commovente, semplice, toccante, interattiva. Tre ragazzi africani, rifugiati e in protesta ad Oranien Platz hanno deciso di partecipare e si sono presentati in galleria. Un ready made umano. Una rosa di sguardi e sinergie. (leggi i post precedenti sul project in progress: 132, 133, 135-con video).
Ho chiesto al pubblico e a tutti i presenti in galleria, di fare 12 simbolici minuti di silenzio, per sintonizzarsi insieme e accogliere nello spazio della galleria i rifugiati, mettendo sullo stesso piano l'umanità di tutti.
Anche se il compito era semplice, per essere eseguita la performance ha implicato un lungo e anche stancante lavoro di conoscenza, relazione, contatto, con le persone, soprattutto coloro che sono sbarcati a Lampedusa, che hanno il problema dei loro diritti come rifugiati in Europa, e che stanno conducendo una pacifica protesta. Molti incontri, parole, scambi, energia, situazioni. Un arricchimento di vita. La performance risultante, la loro presenza in galleria, era solo la punta dell'iceberg visibile di un lungo processo di vita e relazioni.
Il solito down post performance poi non l'ho potuto assaporare e assecondare in pieno perchè mi è stato chiesto di partecipare a una trasmissione televisiva di una TV privata con un intervista e un video. In realtà era una cosa che già sapevo, ma che doveva essere la settimana successiva, e a bruciapelo mi hanno chiesto di spostarla all'indomani. Ho accettato perchè sto imparando a usare il ferro quando è caldo, ma dovevo anche prepararmi un po' ed ero molto agitata, proprio perchè ero stanca stanchissima delle fatiche di tutto il periodo preparstorio della performance.
Sono andata quindi domenica negli studi di questa TV a Wedding, e con mia grande agitazione ho scoperto che in questo talk show quel giorno ci sarei stata solo io come ospite....una incontrollata e inconscia insicurezza e paura si impossesso del mio respiro, e dovetti sudare 70 camice per imporre al mio fisico un po' di nonscialance e tranquillità, appena appena sufficienti per permettermi di parlare dicendo cose sensate e senza balbettare (che poi essendo l'intervista in inglese, e pur parlando io abbastanza fluentemente, non è così facile dare risposte abili e brillanti in un'altra lingua in diretta televisiva...
Devo confessarvi che, insicura del risultato che è venuto fuori, non ho ancora avuto il coraggio di guardare il dvd della trasmissione che mi hanno regalato... ;)
E così, distrutta e liquefatta, dopo di ciò ho bassipressionato per circa per due giorni interi, amebizzando quando non dormivo.
E qualche ora qualche foto della performance:
Refugees Welcome, performance and open letter, Kreuzberg Pavillon, Berlin dec. 2013
11/12/13
135. Ancora sui rifugiati e Berlino e video
In questi giorni continuo a contattare i rifugiati (molti parlano italiano poichè sono sbarcati a Lampedusa e sono stati lì per parecchi mesi). Storie, emozioni, incontri, persone. Qui in fondo condivido con voi alcuni stralci del diario di bordo in inglese che sto scrivendo. In seguito, quando riuscirò, ho intenzione di mandare alcuni stralci di riprese delle dichiarazioni dei rifugiati e delle loro storie (chi accetta di parlarne) diffondendole per il web e pure per i siti informativi, poichè credo che, in Italia sicuramente, non ci sia abbastanza informazione di ciò che sta succedendo, e di come questa questione sollevi problemi ben più ampi che la comunità europea, e la comunità umana deve risolvere: come accogliere profughi che scappano da cattive condizioni nel loro paese? come accogliere chi deve fuggire per una guerra? (mi domando che ne sarebbe stato di Duchamp, di Man Ray, di tutta una parte dell'avanguardia che è fuggita in America durante le guerre mondiali in Europa...e se non fossero stati accolti? quanta ricchezza in meno per la nostra storia e la nostra cultura!) Come garantire a tutti la propria dignità? e l'uguaglianza? Tutte queste questioni urgono di trovare una soluzione, o quantomeno di essere discusse, per questo che anche il ruolo di informazione acquisisce importanza, e anche di informazione poetica, per coinvolgere le sensibilità delle persone.
Logisticamente sono molto fortunata: per mia gioia non fa assolutamente freddo, ci sono 7-8 gradi, è grigio e piove un po', e mi piace questo tempo, mi sento perfettamente a casa, è quello che di solito caratterizza i nostri inverni nel Nord Italia. In più sto abitando in una casa perfetta, a Kreuzberg-Friedrichshan, vicino alla maggioranza dei posti dove devo andare, e pure davanti a un bel parco dove, sempre grazia a un clima accettabile, vado a volte - non sono una fanatica - a correre. Così riesco a prendere la bicicletta e mi muovo per Berlino come i Berlinesi. Ah, con la casa ho ricevuto anche la bici! :) Al freddo sottozero non mi abituerò mai, ogni volta mi sento a disagio, ingoffata dai vestiti, impossibilitata a vestirmi come mi pare (di solito mi vesto da marziano mettendo su tutto ciò di pesante che posso avere, strato dopo strato..!), quasi paralizzata nei movimenti, e anche un po' nervosa...Per ora quindi mi ritengo fortunata che in questo mese a Berlino non si è mai andati sottozero se non qualche giorno fa, che poi ha anche leggermente nevicato, ma è sparito subito. Altrimenti non so come avrei fatto a seguire tutte le conferenze sul problema dei refugees che sto seguendo, e ad andare ogni giorno a parlare con le persone...
5. sat.dic.7
Logisticamente sono molto fortunata: per mia gioia non fa assolutamente freddo, ci sono 7-8 gradi, è grigio e piove un po', e mi piace questo tempo, mi sento perfettamente a casa, è quello che di solito caratterizza i nostri inverni nel Nord Italia. In più sto abitando in una casa perfetta, a Kreuzberg-Friedrichshan, vicino alla maggioranza dei posti dove devo andare, e pure davanti a un bel parco dove, sempre grazia a un clima accettabile, vado a volte - non sono una fanatica - a correre. Così riesco a prendere la bicicletta e mi muovo per Berlino come i Berlinesi. Ah, con la casa ho ricevuto anche la bici! :) Al freddo sottozero non mi abituerò mai, ogni volta mi sento a disagio, ingoffata dai vestiti, impossibilitata a vestirmi come mi pare (di solito mi vesto da marziano mettendo su tutto ciò di pesante che posso avere, strato dopo strato..!), quasi paralizzata nei movimenti, e anche un po' nervosa...Per ora quindi mi ritengo fortunata che in questo mese a Berlino non si è mai andati sottozero se non qualche giorno fa, che poi ha anche leggermente nevicato, ma è sparito subito. Altrimenti non so come avrei fatto a seguire tutte le conferenze sul problema dei refugees che sto seguendo, e ad andare ogni giorno a parlare con le persone...
5. sat.dic.7
I went at the tent
at 3.30pm. I had appointment with some refugees people, to go and see the
gallery (that opens only on Saturdays). I met people and I talked with people,
mostly in front of the camp fire (afterwards I was smelling like the smoked
scamorza cheese..).Then 3 of us went to the gallery.
After that I met
an italian architect, Manuela, living in Berlin since 13 years wishing to help
me with the project. I am having a lot of encouragement and helping by friends
in all the world, many of whom put me in contact with some of their friends living
in Berlin. Manuela and I decide that she would have come with me on Monday to
the occupied school, to meet more people.
5. sun.dic8
I had to prepare,
in 1 hour and among previous Sunday friends visits already programmed, a short
video of me talking about the refugees project for a political performance art
symposium in Belgrad. I wanted to send them a video of a previous and already
finished work, but they were so interested about this issue, that they asked me
just to share what’s going on with the audience in Belgrade. I prepared a
short video. Even if it could be simple, preparing a short video is not so easy and fast,
but it was fun. I was at Waltraud's studio, a German artist friend, and she help me
gladly with location, scenography and recordings.
Here’s the video:
6. mon.dic9
I went to she
occupied school with Manuela. It was dark because we went there after her job,
at 5.30 (here in winter sun sets down around at 4…). I looked for Turgai, the Turkish
activist who is living there. He invited us to a panel discussion occurring in
an occupied part of the Betanja building in a couple of hours. Then we met people in the school and we talked with two guys very nice, telling us their stories
coming from Africa to Lampedusa and then being in Berlin. There were reggae
music on their phones. Everything was friendly. I was with them. I asked them
recording their stories with the camera, but they didn’t want. They were
interested in participating to the performance and being at the gallery. I wrote
the address on a little paper. Everybody is intimidate by the camera, so I
never use it, neither I show it. But everybody is ok with audio, so I often
record our voices while talking. We went to the
activist meeting at the Betanja occupied section, invited by Turgai. They had a
conference explaining the process of the protest and the next steps. They showed
interesting videos. I had the permission to film. We also met some of
the more active refugees leaders of the group. I could talk easily with them
of the idea of the performance action for their respect, voice and rights.
Maybe some of them will come. As usual I don’t know. I really want to help. They'll decide what is best for them.
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134. Berlin East Side Gallery Wall
Ieri, andando in bicicletta al megastore (non faccio pubblicità dei nomi..) di Alexander Platz per comprare un'altra memory card più spaziosa per la mia videocamera, passai per la famosa East Side Gallery, l'unica porzione di muro che hanno deciso di lasciare, interamente dipinta da artisti e fumettisti di molte parti del mondo. Si trova sul lato est del fiume Spree, che in quest'area divideva la città fra ovest ed est. E' non molto lontano da dove abito.
Anche se non sono qui per fare la turista, avevo la macchina fotografica poichè andavo a prendere la memory card, così non ho resistito e ho fatto delle foto. Eccole qua da condividere con voi.
Anche se non sono qui per fare la turista, avevo la macchina fotografica poichè andavo a prendere la memory card, così non ho resistito e ho fatto delle foto. Eccole qua da condividere con voi.
The East Side Gallery in Berlin - l'unica parte rimasta del muro e dipinto dagli artisti, visto dal lato est (all the photos © Liuba)
Il nero Spree..
La mecca dei mega store e del commercio alla ex est Alexander Platz...in tempo Natalizio...
(all the photos © Liuba)
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04/12/13
133. Secondo giorno meeting refugees
Il problema dei refugees è bollente a Berlino soprattutto, ma coinvolge tutta Europa e non solo.
Molti di loro, arrivati a Lampedusa, vengono poi in Germania, ovviamente attratti da una migliore situazione economica e da una maggiore possibilità di ricevere lo stato di 'asylus', che riguarda gli aiuti, anche economici e pratici, che i rifugiati politici qui possono avere. Ma, per una legge che dice che in Europa si può chiedere asilo politico solo nel Paese dove prima si accede, la maggioranza di loro, venuti via Lampedusa, non ha nessun diritto in Germania, mentre altri, volati direttamente qui, hanno potuto ottenere, secondo le circostanze, alloggio e stipendio sociale. Inoltre, molti di loro hanno ricevuto dall'Italia, durante il governo Monti, un buono di uscita da 500 e a volte più Euro per venire in Germania, dove però per i motivi sopra elencati, non hanno trovato gli stessi diritti degli altri, cosa che ha complicato la questione, e che ovviamente non è stata accolta con gioia dalla Germania, che si è vista arrivare caterve di persone in fuga dalle guerre africane. Però questo campo, eretto da più di un anno, è stato supportato da molti volontari, dal sindaco del quartiere kreuzberg, da organizzazioni umanitarie.
info più giornalistiche le potete trovare a questi link:
http://www.ilpost.it/2013/10/16/profughi-berlino/
http://www.refugeetentaction.net/index.php?lang=en
Beh, questa è la situazione. Io non so come si svilupperà questo progetto, sto conoscendo le storie di queste persone, toccanti e interessanti, che protestano da un anno in un campo eretto a Oranienplatz, nel mezzo di Kreuzberg e della città, e li sto invitando a fare un'azione insieme a me, per il loro rispetto e per il loro problema. Ci riuscirò?
3. dic4, 2013 (#1-2)
Today I arrived at Oranien Platz around 2pm. The weather was dusky and humid. I talked with some people, everybody very kind. Most of the people were different from the ones of yesterday, but I recognized some of them, and they did the same to me. So today approaching was a little easier.
Molti di loro, arrivati a Lampedusa, vengono poi in Germania, ovviamente attratti da una migliore situazione economica e da una maggiore possibilità di ricevere lo stato di 'asylus', che riguarda gli aiuti, anche economici e pratici, che i rifugiati politici qui possono avere. Ma, per una legge che dice che in Europa si può chiedere asilo politico solo nel Paese dove prima si accede, la maggioranza di loro, venuti via Lampedusa, non ha nessun diritto in Germania, mentre altri, volati direttamente qui, hanno potuto ottenere, secondo le circostanze, alloggio e stipendio sociale. Inoltre, molti di loro hanno ricevuto dall'Italia, durante il governo Monti, un buono di uscita da 500 e a volte più Euro per venire in Germania, dove però per i motivi sopra elencati, non hanno trovato gli stessi diritti degli altri, cosa che ha complicato la questione, e che ovviamente non è stata accolta con gioia dalla Germania, che si è vista arrivare caterve di persone in fuga dalle guerre africane. Però questo campo, eretto da più di un anno, è stato supportato da molti volontari, dal sindaco del quartiere kreuzberg, da organizzazioni umanitarie.
info più giornalistiche le potete trovare a questi link:
http://www.ilpost.it/2013/10/16/profughi-berlino/
http://www.refugeetentaction.net/index.php?lang=en
Beh, questa è la situazione. Io non so come si svilupperà questo progetto, sto conoscendo le storie di queste persone, toccanti e interessanti, che protestano da un anno in un campo eretto a Oranienplatz, nel mezzo di Kreuzberg e della città, e li sto invitando a fare un'azione insieme a me, per il loro rispetto e per il loro problema. Ci riuscirò?
3. dic4, 2013 (#1-2)
Today I arrived at Oranien Platz around 2pm. The weather was dusky and humid. I talked with some people, everybody very kind. Most of the people were different from the ones of yesterday, but I recognized some of them, and they did the same to me. So today approaching was a little easier.
I talked with a guy from Niger that was living in
Lybia before leaving Africa. We talked italian because he had been living in
Italy for some time, then he tried in Germany. He has got now a 2 days a week
job creating Christmas lights in a shop. He showed me some pictures (from a
nice smartphone) very proudly. He told me he had a nice job in Lybia and no
money problem, but he can’t go back because of the war and of the terrible
political situation there. He was very interested in participating to the
performance action. I think he completely understood the point and the sense
for them to come. I hope he will. We saved our phone numbers.
Among others, not really very interested in talking
with me, I met a Turkish activist who instead was very interested in talking to
me. The conversation was not that simple, because he only spoke Turkish and German,
so I had to try to pick up from my brain all the few German words that I had in
my memory…but, for the essential, it worked. He is a journalist and activist who
had been in prison 15 years in Turkey. He was condemned for live sentence, and two
years ago he was liberated through the help of humanitarian institutions as
amnesty international. He went to Germany and he got political asylum, with ‘wohnung’
and money. However, he still struggles with the people, and he now lives into
an occupied school, where many of the refugees people live (he said 150). We went together to
the school, he wanted I took some pictures there. It was a good idea, I was very interested in it, and also after more
than two hours under the big tent I was really freezing…
The school was huge and dirty. I met some people, and
also a Rumanian group of families with 10 childrens. They asked me money to
take pictures. I gave them 2 euros but I didn’t take any picture. Then Turgay,
that’s the name of the Turkich journalist, showed me the space where he lived.
I was thinking that was not so different from the prison were he was living 15
years in Turkey.. but he was free, and he got all he needed: books, computer,
internet, laundry machine, cooking fire and heating. We decide to make a short interview
to him, telling us the important points of the refugee protest. Of course he
spoked in German. I will have to contact someone for translation…Then we had an
excellent cup of Turkish tea. He was very kind. He is really a nice and smart guy.
132. Ho cominciato ad andare al campo profughi di Oranienplatz
Appena arrivata a Berlino ho captato subito che il problema di maggior portata e coinvolgimento era quello dei rifugiati che richiedono asilo (molti di loro provenienti dallo sbarco a Lampedusa), della loro protesta, della problematica di queste persone, del rapporto fra le migrazioni, gli stati e la libertà. E' un problema che mi sta a cuore (e non solo per esperienze personali) e che mi interessa enormemente approfondire, perlustrando il lato umano delle storie di queste persone migranti, e il lato sociale-antropologico che questi problemi comportano.
Quando sono stata invitata a presentare una performance il 14 dicembre in una galleria di Berlino, il Kreutzberg Pavillon, ho deciso che invece di presentare uno dei miei tanti progetti pronti e performance già effettuate, farò un lavoro sul territorio e darò il mio 'spazio performativo' alle persone rifugiate che lottano per i loro diritti. Voglio coinvolgere queste persone a venire con me in galleria standing for their rights e, semplicemente, stare in silenzio, e guardarsi e accettarsi con le persone presenti. Tutti in uno stesso luogo, e tutti con lo stesso 'diritto' di esserci.
Mi interessa sempre la vita più dell'arte, e non mi interessa ora presentare una mia 'opera' ma dare attenzione a questo problema e queste persone. Potrei definirla un'operazione duchampiana animata: portare la vita quotidiana in galleria, portando le persone e la lotta per i loro problemi, perchè siano 'viste', conosciute e quindi rispettate.
Ebbene, questo progetto, essenziale e forte al tempo stesso, semplice da dire, non è assolutamente semplice da fare. Ero già andata a un meeting con persone e attivisti di vario tipo focalizzato sul problema dei rifugiati, e avevo qualche contatto, ma conoscere alcuni immigrati e portarli in galleria non è cosa affatto semplice (e ho solo circa 10 giorni..). Ricordo la fatica che feci per il progetto The Finger and the Moon #3 che richiese moltissimi mesi per contattare le persone delle diverse comunità religiose in Genova, e fare in modo che gli interessati venissero alla performance (e ne vennero 12, di fedi assortite, che fu già un successo, e la performance fu un momento sublime, per tutti - partecipanti e pubblico -unico, che ora sto cristallizzando in maniera universale in un video...), e fu un lavoro di relazioni, amicizie, comunicazione ed empatia umana di grande proporzioni. Ora si tratta di fare lo stesso...
Ieri quindi sono andata in Oranienplatz, dove c'è una tendopoli come presidio di protesta, e con 100 persone che ci vivono da un anno (supportati anche dalla città e dai volontari che garantiscono pasti caldi giornalieri per tutti), a conoscere qualche persona...
I finally deleted it in front of their eyes. In this way i was accepted to come after lunch to talk with them.
I went away, sort of confused and touched.
I took a few recordings of the place camp from a far away street later on and from a cafe on the other side of the square.
2.
I didn’t take shootings neither asked for it. I was afraid they could be reluctant and they won’t like anymore to talk with me. I thought that I have to do things step by step, and first get their confidence. I really want to help their cause.
Quando sono stata invitata a presentare una performance il 14 dicembre in una galleria di Berlino, il Kreutzberg Pavillon, ho deciso che invece di presentare uno dei miei tanti progetti pronti e performance già effettuate, farò un lavoro sul territorio e darò il mio 'spazio performativo' alle persone rifugiate che lottano per i loro diritti. Voglio coinvolgere queste persone a venire con me in galleria standing for their rights e, semplicemente, stare in silenzio, e guardarsi e accettarsi con le persone presenti. Tutti in uno stesso luogo, e tutti con lo stesso 'diritto' di esserci.
Mi interessa sempre la vita più dell'arte, e non mi interessa ora presentare una mia 'opera' ma dare attenzione a questo problema e queste persone. Potrei definirla un'operazione duchampiana animata: portare la vita quotidiana in galleria, portando le persone e la lotta per i loro problemi, perchè siano 'viste', conosciute e quindi rispettate.
Ebbene, questo progetto, essenziale e forte al tempo stesso, semplice da dire, non è assolutamente semplice da fare. Ero già andata a un meeting con persone e attivisti di vario tipo focalizzato sul problema dei rifugiati, e avevo qualche contatto, ma conoscere alcuni immigrati e portarli in galleria non è cosa affatto semplice (e ho solo circa 10 giorni..). Ricordo la fatica che feci per il progetto The Finger and the Moon #3 che richiese moltissimi mesi per contattare le persone delle diverse comunità religiose in Genova, e fare in modo che gli interessati venissero alla performance (e ne vennero 12, di fedi assortite, che fu già un successo, e la performance fu un momento sublime, per tutti - partecipanti e pubblico -unico, che ora sto cristallizzando in maniera universale in un video...), e fu un lavoro di relazioni, amicizie, comunicazione ed empatia umana di grande proporzioni. Ora si tratta di fare lo stesso...
Ieri quindi sono andata in Oranienplatz, dove c'è una tendopoli come presidio di protesta, e con 100 persone che ci vivono da un anno (supportati anche dalla città e dai volontari che garantiscono pasti caldi giornalieri per tutti), a conoscere qualche persona...
Questa che vedete non è una mia foto, poichè mi impedirono di fare delle foto, l'ho presa dal web.
Ora vi racconto cosa è successo ieri, l'ho scritto in inglese poichè è arte del processo del lavoro.
1.
1.
Today i went to the oranien platz camp of refugees with the purpose to talk with some of them and inviting them to perform standing symbolically into the gallery space with the idea of giving them 'my performance space' for their rights and respect.
As i was approaching to oranien platz i decided to turn on my small hd camera to self-filming my arrive to the camp place. I just shot a few minutes while walking arriving there, when i was circonded by suspicious and angry refugee activists from Africa shouting against me that i was stolen images. We talk, also aggressively, for 10 min telling them my purpose to 'work for them' giving them my performance space and so on. I also had to explain them my personal experience with foreigners laws and extra-communitaire experiences having with my husband being Canadian. They slow down after a while but they pretended i deleted my short shootings. They didn't accept that shootings done before meeting them (none of them was in the recording. Only the square and me..)I finally deleted it in front of their eyes. In this way i was accepted to come after lunch to talk with them.
I went away, sort of confused and touched.
I took a few recordings of the place camp from a far away street later on and from a cafe on the other side of the square.
2.
I went back at the camp after lunch.
I met friendly people who talked to me about their stories. I talked expecially
with two guys, one coming from Algeria, the other from Giamaica (escaping from
Mexico). The first one had been living and working in Spain for over 5 years
(saying it was very nice for him staying there) but then the crysis arrived and
he had to go away. He moved to Italy, where he found the same situation..no
work (yes, we know it...), Then he went to Germany, and the only thing he asks
is the right to work. The other guy is from Giamaica, and after having lived
and studied in United States he escaped from Mexico for some personal problems
and asked asylum in Germany, haven't got it.
Both of them liked very much the idea of getting attention on their problems coming to the gallery on saturday 14 with me. Let's see if they will come. I never know what is gonna happen.
Tomorrow I will go back there again. I also met a young marocco filmaker who is here to make a documentary, with the refugees permission, about their struggle.
02/12/13
131. La perseveranza
"I may not make it if I try,
but I damn sure won't
if I don't..."
(Oscar Brown Jr.)
photo: Mario Duchesneau
01/12/13
130. Mostre e concerti a Berlino
Fra le varie cose che ho visto in questi giorni (in cui sto anche molto lavorando al progetto site specific che ho intrapreso qui a Berlino) voglio ricordare, poichè mi sono molto emozionata, in maniera diversa, una mostra e un concerto.
Una mostra enorme, molto interessante, curata benissimo, ciclopica, dell'artista Christof Schlingensief è inaugurata sabato al Kunst Werke, istituzione pubblica per l'Arte Contemporanea di alta qualità, spazio dalle mille sale e caterve di persone all'opening. Il lavoro di questo artista-regista-presentatore, ecc. ecc. prematuramente scomparso (a 50 anni nel 2010) è fatto di denuncia politica, trasgressione, interazione del pubblico, interventi in urban situations, video, video e video e installazioni. Decisamente da ricordare. In Germania era molto famoso. Ho fatto alcune foto col telefono, ma non sono venute granchè, a parte quella delle persone sugli alberi (ho deciso comunque che in generale non mi porto dietro la macchina fotografica nel quotidiano e faccio le foto col telefono, perchè vengono abbastanza bene e la figata è che con drop box le foto scattate vanno online e poi direttamente sul mio pc, senza che devo fare niente...). Ho deciso che tornerò a vederla anche un altro giorno, siamo stati lì almeno un paio d'ore e avremo visto la metà dei video che c'erano e materiali documentativi vari (se dicessi che c'erano 70 video o giù di lì?)
Una mostra enorme, molto interessante, curata benissimo, ciclopica, dell'artista Christof Schlingensief è inaugurata sabato al Kunst Werke, istituzione pubblica per l'Arte Contemporanea di alta qualità, spazio dalle mille sale e caterve di persone all'opening. Il lavoro di questo artista-regista-presentatore, ecc. ecc. prematuramente scomparso (a 50 anni nel 2010) è fatto di denuncia politica, trasgressione, interazione del pubblico, interventi in urban situations, video, video e video e installazioni. Decisamente da ricordare. In Germania era molto famoso. Ho fatto alcune foto col telefono, ma non sono venute granchè, a parte quella delle persone sugli alberi (ho deciso comunque che in generale non mi porto dietro la macchina fotografica nel quotidiano e faccio le foto col telefono, perchè vengono abbastanza bene e la figata è che con drop box le foto scattate vanno online e poi direttamente sul mio pc, senza che devo fare niente...). Ho deciso che tornerò a vederla anche un altro giorno, siamo stati lì almeno un paio d'ore e avremo visto la metà dei video che c'erano e materiali documentativi vari (se dicessi che c'erano 70 video o giù di lì?)
Christof Schlingensief al KW-Berlin
In quei giorni ero andata anche a qualche altro opening, per esempio all'Autocenter, un nuovo spazio 'cool' dell'arte berlinese, ma la mostra mi era piaciuta poco, anzi affatto.
Il concerto che mi ha colpito è stato stasera all' Exploratorium, un concerto di musica contemporanea di improvvisazione, dove un percussionista (che ha fatto vibrare almeno una 50ina di oggetti e strumenti percussivi), una contrabbassista, una clarinettista-flautista (la persona che conoscevo e che mi ha invitata) e una danzatrice hanno creato un lavoro di improvvisazione di alta musica e qualità. Mi hanno detto che questo posto, l'Exploratorium, è l'unico al mondo che presenta quasi esclusivamente questo tipo di sperimentazioni e di musiche. Molto interessante. Ed entrambe le esperienze molto vicino, in un modo o nell'altro, seppur molto diversamente, al mio lavoro e a ciò che mi interessa. Adoro avere grandi stimoli!
29/11/13
129. Arrivo a Berlino per un po'
Dico 'arrivo a Berlino per un po' perchè ancora non so quanto ci voglio stare. sicuramente non poco, ma la mobilità e l'elasticità mi appartengono così tanto che ormai mi ci sono abituata e diventano un'esigenza.
Qualcuno di voi penserà che io sia miliardaria a muovermi sempre così, invece no, e lo faccio per esistere, per sopravvivere, e per fare l'artista sempre nel migliore dei modi, ma prima di tutto per vivere. E' da quando ho 18 anni che sono abituata a viaggiare, e da subito imparai come si fa a viaggiare stando bene e spendendo meno di quando si è a casa propria, così negli anni ho affinato una rete di scambi case, ospitalità, subaffitti, sharing e quant'altro, che mi rendono possibile muovermi con facilità e potermelo permettere... (potrei tenere dei corsi in merito: come muoversi nel mondo sentendosi a casa propria e poterselo permettere: qualcuno è interessato?)
Ed eccomi qui, in quella che ritengo essere ora il fulcro d'Europa, e una delle città più internazionali e creative dei nostri tempi. Si sente subito l'energia, e già questo mi fa bene. Ho molti difetti, ma una dote che non mi manca è quella di non subire troppo le cose, di reagire e di avere coraggio: per cui mi sono detta ancora una volta che se stavo in Italia ancora un po' mi trovavo depressa come un cioccolatino sciolto, e così ho chiuso baracca e burattini, come si dice, ma avendo l'accortezza di avere tutti i salvagenti possibili al mio ritorno (questo è un altro segreto del viaggiare bene e del potersi muovere) e sono partita.
Quando ci si muove spesso, e quando si fanno mostre in diverse parti del mondo, ti capita sempre di avere conoscenti o addirittura amici in diverse parti del mondo (o direi meglio, in diverse parti strategiche del mondo) e quando sono in un posto mi vengono sempre in mente le persone connesse con quel luogo, o a volte ne sono in contatto ancor prima.
Vi dico già che sono stata felice sino alle lacrime di rivedere Gaby, la flautista tedesca con cui feci una delle mie prime performance nel 1993 a Bologna: erano 20 - oddio 20! - anni che non ci vedevamo, e in questi vent'anni lei ha continuato a fare la musicista ed io ho continuato a fare l'artista, entrambe siamo un po' invecchiate, ma sempre gli stessi sogni e la stessa passione ci abitano, e tutto ciòmi rimbombava nel cuore quando ho sentito un suo concerto l'altra sera al Shoneberg Rathaus, donandomi emozioni forte e tanta felciità di statre al mondo e forse tanta nostalgia delle cose che passano, che girano, ma che poi restano e si ritrovano. Se sapessi in anticipo dove andrebbe proposto, mi piacerebbe rifare con Gaby la performance della margherita dai petali colorati che avevamo preparato insieme a Bologna tanti anni fa!
Qualcuno di voi penserà che io sia miliardaria a muovermi sempre così, invece no, e lo faccio per esistere, per sopravvivere, e per fare l'artista sempre nel migliore dei modi, ma prima di tutto per vivere. E' da quando ho 18 anni che sono abituata a viaggiare, e da subito imparai come si fa a viaggiare stando bene e spendendo meno di quando si è a casa propria, così negli anni ho affinato una rete di scambi case, ospitalità, subaffitti, sharing e quant'altro, che mi rendono possibile muovermi con facilità e potermelo permettere... (potrei tenere dei corsi in merito: come muoversi nel mondo sentendosi a casa propria e poterselo permettere: qualcuno è interessato?)
Ed eccomi qui, in quella che ritengo essere ora il fulcro d'Europa, e una delle città più internazionali e creative dei nostri tempi. Si sente subito l'energia, e già questo mi fa bene. Ho molti difetti, ma una dote che non mi manca è quella di non subire troppo le cose, di reagire e di avere coraggio: per cui mi sono detta ancora una volta che se stavo in Italia ancora un po' mi trovavo depressa come un cioccolatino sciolto, e così ho chiuso baracca e burattini, come si dice, ma avendo l'accortezza di avere tutti i salvagenti possibili al mio ritorno (questo è un altro segreto del viaggiare bene e del potersi muovere) e sono partita.
Quando ci si muove spesso, e quando si fanno mostre in diverse parti del mondo, ti capita sempre di avere conoscenti o addirittura amici in diverse parti del mondo (o direi meglio, in diverse parti strategiche del mondo) e quando sono in un posto mi vengono sempre in mente le persone connesse con quel luogo, o a volte ne sono in contatto ancor prima.
Vi dico già che sono stata felice sino alle lacrime di rivedere Gaby, la flautista tedesca con cui feci una delle mie prime performance nel 1993 a Bologna: erano 20 - oddio 20! - anni che non ci vedevamo, e in questi vent'anni lei ha continuato a fare la musicista ed io ho continuato a fare l'artista, entrambe siamo un po' invecchiate, ma sempre gli stessi sogni e la stessa passione ci abitano, e tutto ciòmi rimbombava nel cuore quando ho sentito un suo concerto l'altra sera al Shoneberg Rathaus, donandomi emozioni forte e tanta felciità di statre al mondo e forse tanta nostalgia delle cose che passano, che girano, ma che poi restano e si ritrovano. Se sapessi in anticipo dove andrebbe proposto, mi piacerebbe rifare con Gaby la performance della margherita dai petali colorati che avevamo preparato insieme a Bologna tanti anni fa!
Ho cominciato qui a Berlino, come faccio di solito quando arrivo in una città straniera, ad essere ospitata da qualche servas, poichè mi piace la situazione di sentirmi accolta, a casa, e di conoscere le vite di queste persone sempre interessanti che fanno parte del circuito mondiale di servas, è un modo per sentirsi subito a casa nella città in cui vai. Per una logistica varia ho passato solo la mia seconda notte in un ostello, e pur avendo una camerata tutta per me, mi sentivo un po' sola e triste, sensazioni che sono sparite subito quando il giorno dopo sono andata nella bella e accogliente casa di Eva a Charlottemburg, che mi apsettava con gioia e disponibilità. Whau!
Che devo dire? in due settimane ho rivisto parecchi amici artisti, conosciuti di molti nuovi, visto mostre, lavorato al video (non ancora finito ma ci manca poco, haugh!), alle mail, ho avuto l'invito per una performance, mi è stata offerta una casa in subaffitto a kreuzberg, davanti a un parco (anche se freddino, sono andata a fare footing - abitudine cominciata l'inverno scorso a milano grazie a Mario) per alcune settimane....ma grazie Berlino per la bella accoglienza!
Bisogna ripeterselo sempre: farsi un sogno, un progetto, un obiettivo, e poi indirizzarsi verso la strada...la vita ti farà incontrare abbondantemente ciò che hai seminato....
Non so cosa succederà qui ancora, so solo che mi sento bene, che sono felice, e che sto imparando. C'è ancora molta strada da fare per continuare i propri sogni, e il lavoro si prospetta lungo, ma affascinante. E, nota bene, i miei sogni non riguardano Berlino in sè, riguardano l'amore, l'arte, la vita, la felicità, come i sogni di molti altri uomini (beh, forse il sogno dell'arte non ce l'hanno proprio tutti! - e a volte sarebbe anche un po' più facile non averlo ! ;), ma per me ciò si identifica con la vita, con l'amore, con la mia vita. Bon, e adesso basta paroloni, mi preparo ad uscire che vado a un opening, dove mi vedo con vari amici.
(ultima considerazione: ciò che fa sentire bene in ogni luogo è fare la stessa vita in ogni parte del mondo: sia io a new york, a berlino, a milano, o a rimini, come imposto la mia giornata, ciò che faccio è sempre simile, perchè in questo sono fortunata, lavorando col corpo, col computer e col territorio posso lavorare in ogni luogo! (diverso è capire quando si è pagati per ciò, ma questo f parte dell'instabilità di essere artisti, e se ciò non ti va bene è tanto che avresti già smesso - comunque sono qui a Berlino anche per vedere di incrementare, se è possibile, l'aspetto economico di tutta la faccenda...).
la torre di alexander plaz vista dalla chiesa di marienkirche
Un ultimo inciso: e gli affetti, vi chiederete? (domanda da 300 milioni di dollari, che non sarebbe da inciso): è proprio per questo motivo che mi muovo molto, perchè desidero fare molte vite, e poter vivere insieme a chi amo, quando è possibile, e andare dove voglio andare, quando è possibile. Andare e tornare, questo è il mio motto. E poi a volte, pur mancandosi, l'amore a distanza riempie i cuori più di quello accanto al materasso....)
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128. Dentro e fuori il silenzio
Nei mesi scorsi ho passato un lungo periodo di silenzio comunicativo mediatico, ho avuto l'istinto, l'impulso e l'esigenza di disinteressarmi e liberarmi dai vari social network, messaggi, blog, siti, telefoni, newsletters ecc.. Questo fondamentalmente perchè ho usato le mie energie semplicemente per vivere.
A volte mi sembra che si stia scoppiando di comunicazione, di parole, di possibilità di vedere/sentire/leggere cose, tanto che si fa di tutta l'erba un fascio e diventa difficilissimo concentrarsi sulla qualità, l'approfondimento, la riflessione. A volte tutto ciò mi causa un effetto opposto: divento estremamente lenta, mi prendo tutto il tempo che occorre per approfondire e vivere e creare ciò che voglio approfondire. Vivere e creare, e me ne frego, se così si può dire, delle comunicazioni, dei media, di internet. E' come una difesa, e questo credo lo capiscono bene tutti, e forse molti di voi lo attuano o ne sentono l'esigenza. E' non solo una difesa, ma una necessità per creare e vivere a volte.
Ho passato l'estate nell'eremo della terrazza sul mare in Romagna. Lo chiamo eremo perchè quest'estate, per una contingenza di fatti vari, ero lì da sola - però con arrivi di ospiti da varie parti del mondo, incluso viaggiatori servas, che mi divertono molto! - e avevo bisogno di quel cielo e di quel tempo di solitudine assolata per ricaricarmi, riflettere, decidere e procedere. L'ultimo anno l'avevo passato in Italia a Milano poichè mio padre si era ammalato, mia mamma non era in gran forma e non ci sono purtroppo altri fratelli e sorelle. Lì mi sono risucchiata con tanti impegni vari (ho anche insegnato storia dell'arte a un istituto serale), e come mi accade sempre in quella città che mi aliena, mi ero trovata fuori dal centro e incapace di portare avanti con calma e profondità sia scelte di vita importanti sia il mio lavoro artistico (mi ero arenata, e non riuscivo a mettermi a montare il video di Finger and the Moon 3 poichè dovevo prima imparare il nuovo programma di HD e lo stress e gli impegni azzeravano ogni cosa).
E finalmente quest'estate, complice l'effetto sicuro che sempre hanno su di me il sole, la natura, il cielo e l'aria buona, mi sono ricentrata e sono tornata a respirare, vivere, stare bene, decidere, e lavorare artisticamente. Per tutto ciò ho dovuto usare molte energie, molta calma, e molto tempo, per quello non ho più scritto qui su questo blog, sull'altro, sulle newsletter, su fb, ecc. Certo, quest'estate comunque non sono stata con le mani in mano, oltre a lavorare finalmente al montaggio del mio ultimo video ho anche fatto dei workshop e costitutito un'Associazione culturale..ma il mood di fondo di tutta l'estate era il silenzio, la meditazione, la lentezza, le decisioni ponderate, il sole e il cielo (soprattutto visto dalla mia adorata amaca brasiliana). Ah, a proposito, vi presento Fiore il mio gattino magico di appena (allora) due mesi.
Nei mesi successivi sono stata ancora isolata perchè li ho passati continuando a montare il video, cosa che quando finalmente comincio la lavorazione di un video, mi richiede un'attenzione e una dedizione praticamente totali, a parte le necessarie incombenze pratiche e familiari. A volte scoppio che non ne posso più, ma ci vuole così tanto tempo (almeno per me) per finire un'opera video, che non finisce mai! - e quando lo interrompo per più giorni di fila, poi impiego altrettanti giorni per riprendere il filo da dove l'avevo lasciato....Vabbè, di solito dicono però che i miei video sono belli ;), ma quanta fatica, e quanta maniacale (sì è così, lo ammetto) dedizione!
E Poi però, a metà novembre, son emigrata a Berlino (frutto di una delle scelte scaturite dal ritiro estivo...), e qui sto cominciando a spuntare fuori dal guscio e a riprendere a comunicare... ma di Berlino vi parlerò nel prossimo post!
--
Avevo espresso questa esigenza di silenzio (che non è solo personale ma anche sociale, come proposta alternativa in momenti di crisi, ecc.ecc.) nella mia ultima performance, attuata al Flash Art Fair a Milano, ma anche all'opening della Biennale di Venezia, coinvolgendo il pubblico in un loop di silenzio che da estroverso diventa introverso, dal partecipare nel mondo ti trovi a partecipare nell'anima.
"Dubitate di tutto, ma non dubitate mai di voi stessi. "
André Gide
"L’immaginazione è tutto. E’ la previsione di quello che attrarrete nella vostra vita."
Albert Einstein
"Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in se genialità, magia e forza. Comincia ora."
Johann Wolfgang Göethe
A volte mi sembra che si stia scoppiando di comunicazione, di parole, di possibilità di vedere/sentire/leggere cose, tanto che si fa di tutta l'erba un fascio e diventa difficilissimo concentrarsi sulla qualità, l'approfondimento, la riflessione. A volte tutto ciò mi causa un effetto opposto: divento estremamente lenta, mi prendo tutto il tempo che occorre per approfondire e vivere e creare ciò che voglio approfondire. Vivere e creare, e me ne frego, se così si può dire, delle comunicazioni, dei media, di internet. E' come una difesa, e questo credo lo capiscono bene tutti, e forse molti di voi lo attuano o ne sentono l'esigenza. E' non solo una difesa, ma una necessità per creare e vivere a volte.
Ho passato l'estate nell'eremo della terrazza sul mare in Romagna. Lo chiamo eremo perchè quest'estate, per una contingenza di fatti vari, ero lì da sola - però con arrivi di ospiti da varie parti del mondo, incluso viaggiatori servas, che mi divertono molto! - e avevo bisogno di quel cielo e di quel tempo di solitudine assolata per ricaricarmi, riflettere, decidere e procedere. L'ultimo anno l'avevo passato in Italia a Milano poichè mio padre si era ammalato, mia mamma non era in gran forma e non ci sono purtroppo altri fratelli e sorelle. Lì mi sono risucchiata con tanti impegni vari (ho anche insegnato storia dell'arte a un istituto serale), e come mi accade sempre in quella città che mi aliena, mi ero trovata fuori dal centro e incapace di portare avanti con calma e profondità sia scelte di vita importanti sia il mio lavoro artistico (mi ero arenata, e non riuscivo a mettermi a montare il video di Finger and the Moon 3 poichè dovevo prima imparare il nuovo programma di HD e lo stress e gli impegni azzeravano ogni cosa).
E finalmente quest'estate, complice l'effetto sicuro che sempre hanno su di me il sole, la natura, il cielo e l'aria buona, mi sono ricentrata e sono tornata a respirare, vivere, stare bene, decidere, e lavorare artisticamente. Per tutto ciò ho dovuto usare molte energie, molta calma, e molto tempo, per quello non ho più scritto qui su questo blog, sull'altro, sulle newsletter, su fb, ecc. Certo, quest'estate comunque non sono stata con le mani in mano, oltre a lavorare finalmente al montaggio del mio ultimo video ho anche fatto dei workshop e costitutito un'Associazione culturale..ma il mood di fondo di tutta l'estate era il silenzio, la meditazione, la lentezza, le decisioni ponderate, il sole e il cielo (soprattutto visto dalla mia adorata amaca brasiliana). Ah, a proposito, vi presento Fiore il mio gattino magico di appena (allora) due mesi.
Nei mesi successivi sono stata ancora isolata perchè li ho passati continuando a montare il video, cosa che quando finalmente comincio la lavorazione di un video, mi richiede un'attenzione e una dedizione praticamente totali, a parte le necessarie incombenze pratiche e familiari. A volte scoppio che non ne posso più, ma ci vuole così tanto tempo (almeno per me) per finire un'opera video, che non finisce mai! - e quando lo interrompo per più giorni di fila, poi impiego altrettanti giorni per riprendere il filo da dove l'avevo lasciato....Vabbè, di solito dicono però che i miei video sono belli ;), ma quanta fatica, e quanta maniacale (sì è così, lo ammetto) dedizione!
E Poi però, a metà novembre, son emigrata a Berlino (frutto di una delle scelte scaturite dal ritiro estivo...), e qui sto cominciando a spuntare fuori dal guscio e a riprendere a comunicare... ma di Berlino vi parlerò nel prossimo post!
--
Avevo espresso questa esigenza di silenzio (che non è solo personale ma anche sociale, come proposta alternativa in momenti di crisi, ecc.ecc.) nella mia ultima performance, attuata al Flash Art Fair a Milano, ma anche all'opening della Biennale di Venezia, coinvolgendo il pubblico in un loop di silenzio che da estroverso diventa introverso, dal partecipare nel mondo ti trovi a partecipare nell'anima.
4'33 Chorus Loop, Biennale di Venezia Opening, 2013
"Dubitate di tutto, ma non dubitate mai di voi stessi. "
André Gide
"L’immaginazione è tutto. E’ la previsione di quello che attrarrete nella vostra vita."
Albert Einstein
"Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in se genialità, magia e forza. Comincia ora."
Johann Wolfgang Göethe
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Venezia
25/11/13
127. VTDDDS
V T D D D S
Voglio togliermi dalla droga dei solitari
Voglio togliermi dalla droga dei solitari
Voglio togleirmi dalla droga dei solitari
Voglio toglermi dalla droga dei soitari
Voglo toglermi dalla drog dei soltiri
Vogl toglerm dal droga dei soltri
Vog togler dal drog de soltr
Vg toglrm dl drg dei soltri
Vgl tglrmi dll drg d slti
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V T D D D S
from the series: The invisible web of the art system, Miami Beach, 2012
Etichette:
droga,
Miami Beach,
performance,
poesia,
solitari
26/07/13
126. I workshop a Liupirogi Pagiopa
WORKSHOP A
LIUPIROGI PAGIOPA
(la casa della terrazza, del mare e delle radici)
Viserba di Rimini
L’IMPORTANZA DELLA BELLEZZA
Laboratorio
sull’Arte, la lettura delle immagini, l’Arte contemporanea
da venerdì 23 a
domenica 25 agosto
Conduce Liuba Picini Pagliarani
Presentazione:
Oggi
si comincia a parlare sempre più spesso di arte e di ‘arte contemporanea’, e
senz’altro a qualcuno di voi sarà capitato di vedere opere di diverso valore e
di diverse tecniche.
Ma
ci domandiamo: Cos’è l’Arte? Come comprendere un’immagine? Come leggere il
linguaggio visivo? Quali movimenti artistici ci sono e quali ci sono stati
nell’ultimo secolo?
Con
un percorso basato sull’approfondimento, la curiosità e il divertimento, e che
si avvale di strumenti quali la storia dell’arte, la grammatica visiva, la
semiotica dell’immagine, la psicologia della percezione e la frequentazione del
sistema dell’arte, cercheremo di rispondere a queste domande, di divertirci e
al tempo stesso aprire i nostri orizzonti, in modo da avvicinarci all’arte,
contemporanea e di tutti i tempi, con più piacere, più competenza, più
arricchimento.
Programma:
Il
workshp si struttura in 4 incontri
nell’arco di un week end, supportati da videoproiezioni di immagini tratte
dalla storia dell’arte mondiale, e con dibattito finale.
Tutti
gli incontri si terranno all’aperto, sulla terrazza sul mare di Liupirogi
Pagiopa.
E’
possibile seguire il workshop completo, in maniera residenziale, oppure
partecipare solo a singoli incontri.
VENERDI’
Ore
18-19 ritrovo sulla terrazza. Conoscenza dei partecipanti, scambio di
esperienze.
Ore
20 – 21.00 cena in un locale tipico
limitrofo
Ore
21.30–23 PRIMO INCONTRO – Cos’è l’arte – i meccanismi della
creazione e della fruizione – cosa è arte e cosa no - come ascoltare la
creatività che c’è in noi e quella degli altri – perché l’arte mi serve – La
funzione dell’arte nella società
SABATO
Mattinata
e pranzo liberi
Ore
16–18 SECONDO INCONTRO – Analisi degli elementi del linguaggio
visivo, con esempi tratti dalla storia dell’arte ed esperimenti pratici sulla
loro realizzazione: Il colore - la linea -
lo spazio - luci e ombre - linee dinamiche della composizione - Nozioni
di fisica, Teoria della percezione, Psicologia, Grammatica del vedere, cenni di
prospettiva.
Cena
autogestita e tramonto in terrazza
Ore
21–23 TERZO INCONTRO
– Breve introduzione al periodo pre-avanguardie - Impressionisti, Van Gogh,
Gaugin, Munch – L’invenzione della fotografia – Le Avanguardie Storiche – Cubismo
– Futurismo – Espressionismo – Fauvismo – Astrattismo – Dadaismo – Duchamp –
Surrealismo
DOMENICA
Mattinata
e pranzo liberi
Ore
17–19 QUARTO INCONTRO – Anni 50/60 – Informale – Action
Painting – Pop Art – Fluxus – Arte cinetica e programmata – Anni 70/80 – Body
Art e Happening – Transavanguardia - Arte Povera - Land Art – Ultime tendenze –
installazioni – videoarte – fotografia -
arte interattiva - arte partecipativa.
Cena
in collina in un locale tipico di cucina romagnola fatta in casa
Dove e quando:
Terrazza
di Liupirogi Pagiopa
dal
23 al 25 agosto 2013
Costi:
worskshop
completo: 50 euro
singolo
incontro: 15 euro
chi
desidera pernottare: 20 euro a persona (25 con colazione).
(I costi del laboratorio sono indicativi. È
possibile, secondo le proprie possibilità, versare di meno, non versare niente proponendo un baratto, oppure, se desiderate, versare di più per contribuire a
fare crescere queste attività.
Conduttrice del corso
Liuba
Picini Pagliarani, in arte LIUBA, si è formata in semiotica e storia dell’arte
all’università di Bologna con Umberto Eco e Omar Calabrese. E’ artista di fama
internazionale con all’attivo 20 anni di mostre e performance in varie parti
del mondo, che le ha fatto maturare una conoscenza capillare del sistema
dell’arte italiano e straniero. Ha tenuto per molti anni workshop
artistico-espressivi presso il Comune di Bologna, il Comune di Milano, la
spiaggia di Rimini, lavorando con utenze di diverse fasce di età. Ha insegnato
storia dell’arte e grammatica visiva agli adulti presso l’Università aperta Fellini
e Masina di Rimini, e ai corsi serali degli Istituti Paolo Frisi e Bertarelli
di Milano.
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Il
centro, il corpo, la performance e la creatività
Workshop pratico relazionale basato sull’arte,
la performance,la multimedialità e il benessere
da venerdì 30 agosto
a domenica 1 settembre
Presentazione:
Lavoreremo con il respiro, la musica, il colore, la danza,
la performance, la parola, l’installazione e lo spazio, per scoprire la nostra
profonda direzione, il nostro valore e la nostra unicità. La performance art
mette in gioco tutti questi linguaggi e stimoli, e ci conduce nei nostri
territori più inesplorati e più veri, da dove possiamo attingere grande
energia, grande benessere e grande capacità.
Il
workshop, che se si desidera è anche residenziale, si terrà nella grande
terrazza della casa Liupirogi Pagiopa a Viserba di Rimini. Si lavorerà sulla terrazza, sulla spiaggia di Viserba e
sul molo di Rimini, sia in gruppo che in maniera individuale. Ogni partecipante
sarà seguito personalmente e aiutato a scoprire ciò che vuole comunicare e il
modo migliore per realizzarlo, in modo da produrre, ciascuno, la propria opera
- performance. E naturalmente ci saranno momenti di svago, sole, relax e…cibo romagnolo!
Il
workshop si struttura in tre tematiche intersecate:
Lavoro sul corpo: tecniche di concentrazione; tecniche
di respiro; consapevolezza corporea; la postura e i movimenti; esplorazione
delle possibilità performative del corpo.
Lavoro sulla psiche: scoperta del sé attraverso tecniche
multimediali con danza, musica, colore, parole; individuazione dei propri
bisogni creativi ed espressivi, ricerca del proprio linguaggio espressivo
personale
Lavoro sulla performance: definizione di performance e di
multimedialità; individuazione e sviluppo di un tema performativo; lavoro
individuale e in piccoli gruppi; creazione di performance personali: ricerca
dei linguaggi appropriati per realizzarle, ricerca dei materiali, lavoro di
preparazione, elementi di interazione col pubblico. Eventuale esibizione.
Programma:
VENERDI’
dalle
16 alle 17.30 – Arrivo, accoglienza, conoscenza dei partecipanti (Terrazza di
Liupirogi Pagiopa)
dalle
18 alle 19.30 – PRIMA FASE: Lavoro sul
corpo: tecniche di concentrazione, tecniche di respiro, consapevolezza e studio
delle posture, la semiotica del movimento, interazione con lo spazio,
interazione con l’altro. (Spiaggia e riva del mare di Viserba)
Cena
in locale tipico sul mare
Ore
21.30 – 22.30 – SECONDA FASE: Ricerca della creatività dentro ciascuno di noi.
Valore espressivo, curativo e stimolante della creatività. Breve introduzione
alla performance art, nascita e sviluppo, esempi di performance famose. Visione di alcuni video di performances
multimediali. (Terrazza – con videoproiezioni)
SABATO
Mattinata
e pranzo liberi
Ore
15–17.30 – TERZA FASE
- Lavoro sulla scoperta del sé, esercizi con danze, colori, suoni e parole. Il
conoscersi e l’esprimersi; Individuazione di un tema performativo personale;
lavoro individuale e in piccoli gruppi ( Terrazza)
ORE
18.30 – 20.30 - QUARTA FASE –Tramonto al molo di Rimini. Ideazione del proprio
tema performativo. Lavoro sui propri obiettivi e bisogni espressivi.
Serata
libera
DOMENICA
ORE
10.30 – 12.30 – QUINTA FASE – Lavoro su come dare forma al proprio tema
performativo. Tecniche di espressività multimediale; lavoro individuale e di
gruppo; esperimenti di collaborazione interattiva (Terrazza)
Pausa
pranzo dal piadinaro Giovannino (i migliori cassoni e piade della riviera!)
Ore
15.30 – 19.30 - SESTA FASE – Realizzazione delle performances, ricerca di
possibili materiali occorrenti, messa a punto del ritmo, della durata, della
forma. Eventuale esibizione per chi lo desidera. (Terrazza)
Cena
finale in collina in un locale tipico romagnolo con pasta fatta in casa.
A chi è rivolto
A
tutti coloro che si vogliono mettersi in gioco e scoprire sé stessi attraverso
l’arte, la performance,la multimedialità e il mare. A chi desidera passare dei giorni rilassanti e
benefici in un luogo vicino al mare, dedicandosi alla creatività, al benessere
personale, all’incontro con gli altri.
Questo
corso è un corso base, adatto sia a chi non ha mai fatto performance, ma è
anche concepito come un approfondimento per chi ha già esperienza. Ognuno sarà
aiutato a sviluppare le proprie potenzialità e il proprio livello.
Costi:
worskshop
residenziale: 75 euro
chi
desidera pernottare: 20 euro a persona (25 con colazione).
(I costi del laboratorio sono indicativi. È possibile, secondo le proprie possibilità, versare di meno, non versare niente proponendo un baratto, oppure, se desiderate, versare di più per contribuire a fare crescere queste attività.
E’
possibile proseguire il workshop, per chi lo desidera, anche nei giorni
successivi per approfondire la propria ricerca personale.
Conduttrice
del corso
Liuba Picini Pagliarani, in arte LIUBA, si è
formata in semiotica e storia dell’arte all’università di Bologna con Umberto
Eco e Omar Calabrese e in Pittura all’Accademia di Belle Arti. E’ artista di
fama internazionale con all’attivo 20 anni di mostre e performance in varie
parti del mondo, e lavora con la performance, la video art, l’interazione e
progetti site-specific. Ha presentato sue performance e video
ad Artissima Art Fair, Torino, PAC Padiglione d'arte contemporanea, Milano, ad
Artefiera a Bologna, alla Biennale di Venezia, ad Art Basel, all’ Armory Show a
New York, a Scope London, in Germania, in Cecoslovacchia, in Francia, in Usa,
in Canada e in molte gallerie italiane ed estere. Ha tenuto per molti anni
workshop artistico-espressivi presso il Comune di Bologna, il Comune di Milano,
la spiaggia di Rimini, lavorando con utenze di diverse fasce di età. Ha
insegnato storia dell’arte e grammatica visiva agli adulti presso l’Università
aperta Masina e Fellini di Rimini, e ai corsi serali degli Istituti Paolo Frisi
e Bertarelli di Milano. www.liuba.net
Per info e iscrizioni:
tel. 338 5897819
email: info@liuba.net
Liupirogi Pagiopa –
via Mazzini 1 angolo via Lamarmora - Viserba di Rimini – tel 338 5897819
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